donna che medita e scritta mantenere la calma

I 5 benefici della meditazione consapevole

Hai letto la parola “meditazione” e già sei andato con la mente a rivedere immagini di santoni con pose strambe, una statua di Budda, incensi orientali, posizione yogiche acrobatiche, una persona immobile con le gambe incrociate.

Frena un attimo la tua immaginazione…ed eliminiamo alcuni preconcetti:

  1. non è una pratica religiosa, ma è soltanto una tecnica di allenamento mentale
  2. non occorre assumere posizioni strane per meditare
  3. non è una tecnica di rilassamento
  4. puoi meditare in qualsiasi posto, non serve buio o candele
  5. non servono ore di allenamento in un giorno, ma è con l’esercizio costante che si ottengono i risultati migliori (bastano 2 minuti al giorno)
  6. non diventerai un monaco eremita, ma riuscirai a vedere le cose con chiarezza ed intraprendere le giuste azioni per raggiungere i tuoi obiettivi.

Cosa vuol dire meditazione consapevole (in inglese mindfulness)?

E’ uno stato mentale con particolari qualità dell’attenzione e della consapevolezza che possono essere coltivate e sviluppate attraverso la meditazione.

Si potrebbe anche definire, prendendo a prestito la definizione che ne dà Jon Kabat-Zinn (il ricercatore che ha dato origine a questo filone di studi e ricerche), come la consapevolezza che emerge  attraverso il prestare attenzione allo svolgere dell’esperienza momento per momento:

-con attenzione

-nel presente

-con atteggiamento non giudicante.

E’ dal 1979 che Jon Kabat-Zinn propone in contesti medici e clinici un programma di insegnamento della meditazione consapevole proprio in questi ambienti “non meditativi”come, ad esempio, gli ospedali. E già dagli anni 90 è un programma che si è diffuso in oltre 240 cliniche ed ospedali USA e del nord Europa.

Gli studi e le applicazioni di Jon Kabat-Zinn e di altri ricercatori hanno portato ad individuare grandi benefici della meditazione consapevole. Ti elenco i maggiori i 5 benefici della meditazione consapevole più diffusi:

  1. riduce i livelli di ansia, depressione ed irritabilità
  2. porta a viverre le relazioni in maniera più appagante
  3. riduce i livelli degli indici di stress cronico (es. l’ipertensione)
  4. è efficace nel contrastare l’impatto di situazioni difficili come il dolore cronico
  5. è efficace nelle malattie con forte componente psicosomatica come la fibromialgia o la psoriasi

Non si tratta di teoria ma di effetti concreti. Per esempio, nel caso del dolore cronico, la persona vive con un dolore fisico poco o per nulla gestibile con i farmaci o altri tipi di interventi che lo accompagna nella sua quotidianità. Cosa può per non cadere nella disperazione? Cosa può fare per non pensare esclusivamente al dolore?

La mindfulness richiede di focalizzarsi proprio sulle sensazioni spiacevoli e dolorose quando si avvertono e di non fuggire ed evitare il dolore.

In questo modo si può percepire il dolore come pure e semplice sensazione: osservi il dolore senza etichettarlo.

Accade, così, che si dissocia l’esperienza del dolore dal processo cognitivo che valuta ed etichetta quella sensazione come spiacevole, insostenibile e dolorosa.

Con la pratica meditativa la reazione di allarme fisiologica e psicologica, che segue alle reazioni di dolore intenso (non ce la faccio più…non andrà più via…è incontenibile) perde la sua forza e la sua carica ed, in tal modo, diventa un pensiero “come tanti” che passa in quel momento nella mente.

Modificandosi l’esperienza cognitiva ed emotiva, anche se il dolore fisico può non diminuire, cambia la reazione al dolore della persona e la sofferenza viene notevolmente ridotta.

Nel prossimo articolo vi illustrerò una tecnica molto semplice per muovere piccolo passi verso la meditazione consapevole.

Alla prossima!

 

 

 

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