Come evitare il contagio emotivo in quarantena.

Strategie di sopravvivenza per il nostro benessere psicologico

In bilico tra paura e speranza in un domani che #andràtuttobene
…ecco come ci sentiamo.

In una parola…sospesi.

Chiaccheri al telefono con le persone e ti senti dire:

“Perché ci siamo ridotti così?”

“Cosa sta succedendo?”

“Mi sembra di vivere in un film o in un sogno dal quale
spero di svegliarmi presto”.

È inutile nasconderci dietro flash mob e arcobaleni, la
verità è che stiamo respirando la paura e l’incertezza.

Abbiamo una sola certezza: di tutto questo ne avremo memoria
e cambierà noi e i nostri comportamenti.

Questo #coronavirus fa paura. Non lo vediamo, non lo
tocchiamo eppure c’è.

Ha la faccia del sospetto, la paura del non conosciuto e
dell’untore.

E la paura, si sa, porta ad attivare il nostro cervello
primitivo mandando a far benedire tutta la nostra parte razionale. Che fare
allora?

Come comportarci per evitare il contagio del #COVID-19 lo
sappiamo, non c’è bisogno di ripeterlo.

Ma sai come evitare il contagio emotivo negativo?

1.INNANZITUTTO ATTENIAMOCI AI FATTI OGGETTIVI: tutte queste
misure servono a contenere un virus che potrebbe diffondersi ancora più velocemente
di come si è diffuso sino ad oggi ed è giusto tutelare la salute di tutti. Non
alimentiamo teorie complottiste e cospirazioniste. Nessuno ci priverà della
nostra libertà, ma sono misure straordinarie necessarie dettate dalle esigenze
del momento

2.CREA DELLE TUE PICCOLE ROUTINE: struttura le tue giornate
con delle tue nuove abitudini in cui dai un nuovo significato al giorno che arriva.
Non importa cosa e non importa come. Quello che davvero conta è il significato
che attribuisci a questa tua routine. SCEGLI I TUOI NUOVI ORARI E I TUOI RITMI

3.NON SOFFRIRE IL TEMPO PERSO, GODITELO DEL TEMPO CHE HAI
OGGI A DISPOSIZIONE: domani tornerai alla tua vita frenetica, ma non oggi. Oggi
immergiti in questo tempo così dilatato per accorgerti che in realtà non ti
basta neanche quello che oggi ti sembra perso. SCEGLI DI ATTRAVERSARE IL TEMPO

4.CHIEDITI COSA STAI FACENDO PER IL TUO BENESSERE FISICO: il
web è pieno di tutorial per fare un po’ di esercizi fisici, ci sono un sacco di
app gratuite che ti possono aiutare. Il tuo corpo ha bisogno di movimento…trova
tu quello più adatto a te. Movimenti dolci o prestazioni atletiche, Pilates,
yoga, calisthenics, pesi, stretching …chi se ne frega…SCEGLI IL TUO MOVIMENTO

Approfittane per cambiare la tua alimentazione e nutrirti in
modo sano. Informati se le tue abitudini alimentari sono sane o vanno
modificate o magari parzialmente sostituite. Documentati su ciò che vuol dire nutrire
il tuo corpo per mantenerlo in buona salute. Non è mangiando patatine, bevendo
bibite zuccherate, cucinando dolci e impastando pane e pizza che allevierai il
peso di questa quarantena. SCEGLI DI AVER CURA DEL TUO CORPO e non di riempirti
di confort food tutti i santi giorni.

5.EVITA DI TENERTI COSTANTEMENTE AGGIORNATO SUI DATI CHE CI
FORNISCONO. Non serve, non ci aiuta, non li possiamo utilizzare in nessun modo
(neanche per giocarli al lotto!!!). Non sei un esperto di modelli statistici di
diffusione del virus. Non serve vedere tutte quelle immagini di reparti di
terapia intensiva collassati che ogni volta ci danno una stretta al cuore.
SCEGLI DI DIRIGERE ATTIVAMENTE LA TUA ATTENZIONE SU INFORMAZIONI CHE TI POSSONO
AIUTARE A FRENARE PENSIERI NEGATIVI CHE NUTRONO L’ANSIA.

6. TIENITI IN CONTATTO CON AMICI E PARENTI evitando di
parlare solo di virus ed infetti. È una situazione che ci accomuna tutti,
perché continuare a martellarci sempre delle stesse cose? Contieni le tue e le loro
paure, parlando di altro: una ricetta da sperimentare, un ricordo di un’esperienza
vissuta insieme, un libro da consigliare, un “ti voglio bene” senza nessun
motivo specifico. Se non hai altro di cui parlare…fatti qualche domanda!!

Evitare il contagio emotivo può davvero fare la differenza.

Utilizzerò una metafora per rimandarti un concetto molto
importante per il tuo benessere psicologico.

In questo momento devi essere come UN MONACO TIBETANO CHE
DISEGNA IL SUO MANDALA.

Sai cos’è un mandala?

In sanscrito il
termine mandala significa
“cerchio” e nella cultura tibetana questo particolare tipo di disegno
vuole rappresentare l’universo.

I mandala
tibetani vengono realizzati dai monaci seguendo una pratica ben precisa disegnando
con un gessetto i contorni del mandala su una superficie piana. Poi iniziano a
versare i sassolini o i granelli di sabbia colorata sulla superficie del
mandala.

Ci vogliono
giorni, a volte anni, per completare questi incredibili capolavori fatti di
particolari colorati e precisi, dedizione, cura ed amore. Ognuno di essi
rappresenta il cosmo con tutti i suoi elementi ed ognuno di essi è unico…così
come è unica la rappresentazione del cosmo del monaco.

Quando è
completato, i monaci cancellano il mandala con un solo gesto…in una parola lo
distruggono.

Ma la distruzione del
mandala è un atto costruttivo e solo apparentemente distruttivo.

La creazione artistica viene cancellata, ma ciò porta ad una produzione di
senso per il monaco che lo compie.

Il monaco tibetano compie questo gesto per sottolineare il concetto dell’impermanenza
delle cose: la realtà va
vissuta per quello che è…un fenomeno passeggero, impalpabile e non
racchiudibile all’interno di una forma fissa ed immutabile.

Ecco…allora sii come un monaco tibetano che trasforma questi giorni
di quarantena in un mandala colorato pieno di significato di elementi del
proprio cosmo all’interno della propria casa.

E, quando finalmente, usciremo da questo periodo distruggeremo il
nostro personale mandala con un atto creativo di nuovo significato per la
nostra vita.

Buona creazione <3

#andràtuttobene #psicologicontrolapaura #iorestoacasa

testa femminile con parole

Sei stressato? Scopri il tuo livello di stress con questo test

Alzi la mano chi si sente stressato! Beh siamo tutti in buona compagnia.

Troppi stimoli, troppe pressioni, troppe responsabilità e corse frenetiche ci costringono tutti i giorni a testare la nostra capacità di resistenza e di mantenimento del nostro equilibrio mentale e fisico.

Cosa è lo stress? Questo termine è stato introdotto nel 1936 dal neuroendocrinologo Hans Selye che fu il primo a studiare tale fenomeno in modo scientifico. Egli si accorse che sottoponendo gli animali ad eventi stressanti pericolosi o minacciosi (stressor) sviluppano tutti una risposta fisiologica comune caratterizzata dall’attivazione dell’asse ipotalamo-cortico-surrene e dal rilascio di ormoni come l’adrenalina ed il cortisolo.

In altre parole, lo stress è la risposta fisiologica adattiva che il nostro corpo dà ogni qual volta si deve adattare ad una esigenza di tipo fisico (es. la fatica fisica), emotiva (es. qualcosa che non vi vuole fare), sociale (es. una richiesta famigliare) o cognitiva (es. un impegno elevato di lavoro).

Lo stress può essere provocato da:

  • eventi normali della vita sia piacevoli che spiacevoli (matrimonio, pensionamento, nascita di un figlio, lutto, divorzio, problemi sessuali)
  • cause fisiche come il freddo o il caldo intenso, l’abuso di fumo e di alcol
  • fattori ambientali (la mancanza di un’abitazione, vivere in ambienti rumorosi e inquinati)
  • malattie organiche: quando il nostro corpo è affetto da una malattia, l’organismo si pone in uno stato di tensione e allerta che porta a stress
  • eventi catastrofici (incidenti, terremoti, disastri aerei etc.)

Di per sè, un particolare evento di stress noto come stress acuto o eustress può essere emozionante, ci mantiene attivo e vigile.

Può aiutarci per esempio a dare ottime prestazioni in campo lavorativo o scolatico, ma a lungo termine si trasforma in stress cronico o distress che ha effetti dannosi sulla salute.

Abbiamo così effetti dannosi su 4 versanti:

  • sintomi fisici come mal di testa, vertigini, tintinnii, tachicardia, problemi di sonno, stanchezza cronica, perdita di appetito, irriquietezza, muscoli contratti, perdita di capelli etc
  • sintomi emozionali come sentirsi sotto pressione, ansia, rabbia, tensione, senso di impotenza, bassa autostima, agitazione, piangere solitudine
  • sintomi cognitivi quali difficoltà a pensare in modo chiaro, dimenticarsi le cose, essere assolti, mancanza di creatività, mancanza di umorismo, pensare sempre in negativo, difficoltà nel prendere le decisioni
  • sintomi comportamentali come l’essere scontrosi, abusare di alcool, mangiare compulsivamente, difficoltà a portare le cose a termine.

Adesso sei pronto a scoprire il tuo livello di stress? Bene…facciamo questo gioco!

Segna le frasi che più esprimono come ti senti adesso:

  • Sono meno desideroso di tornare al lavoro o  riprendere le mie faccende dopo un fine settimana
  • Mi sento sempre meno paziente ad ascoltare i problemi degli altri
  • Faccio più domande a risposta chiusa (con risposta si/no) per scoraggiare il dialogo con gli amici e colleghi di lavoro
  • Cerco di scappare dagli altri non appena posso
  • La mia dedizione al lavoro, all’esercizio fisico, alla dieta e alle amicizie è in calo
  • Mi tiro indietro di fronte a molte responsabilità della mia vita
  • Sto perdendo il mio senso dell’umorismo
  • Trovo sempre più difficile incontrare gente ed avere una vita sociale
  • Mi sento nervoso ed agitato
  • Mi sento in trappola
  • Mi sento stanco per la maggior parte del tempo
  • So quello che mi potrebbe far star meglio, ma non ho voglia di farlo.

Adesso conta il numero delle risposte e misura il ltuo livello di stress:

0-3: Sei come una batteria scarica: il tuo livello di risorse fisiche, emotive e cognitive indicano la spia rossa!

4-6: Un accenno di stress inizia a far capolino nella tua vita: riesci ancora a contenere questo livello…ma per quanto tempo ancora?

7-9: Il tuo livello di stress è aumentato oltre la soglia che potevi contenere con più facilità. Cosa hai intenzione di fare??

10-12: Sì sei proprio stressato!

Condividi questo post con i tuoi amici se pensi che tutti abbiamo bisogno di vivere meglio la nostra vita al riparo da stress ed ansia!

scritta sos

Dell’Isis e delle altre minacce. 8 consigli da tenere in mente sotto emergenza.

Parigi sotto assedio e l’Europa piange indignata ed inerme le sue vittime. Sappiamo già tutti cosa è successo proprio ieri sera a Parigi, abbiamo visto immagini di una città in subbuglio, contato il numero delle vittime ed espresso commenti di rabbia e di solidarietà per una catastrofe che riguarda non solo la Francia, ma riguarda tutti noi perchè potevamo esserci noi al loro posto o i nostri cari.

Non voglio commentare i risvolti politici di questa tragedia umana, ma stamattina mi sono chiesta cosa accadrebbe se un evento del genere sconvolgesse la nostra quotidianità.

Quanto siamo preparati? Cosa faremmo? Da qui nasce il desiderio di scrivere questo articolo per dare informazioni per essere preparati ad una emergenza.

Quando parliamo di emergenza ci riferiamo ad un’ improvvisa difficoltà, una circostanza imprevista e fuori dall’ordinario che impone un intervento tempestivo.

Sotto questa prospettiva, un’emergenza non riguarda soltanto la collettività come nel caso di attentati, terremoti o catastrofi naturali, in cui collassa ed è in crisi il sistema sociale, ma può riguardare anche emergenze individuali in cui ad essere colpito è il singolo come in caso di incidente, aggressioni, violenze e stupri.

Quando si è colpiti da una emergenza l’attenzione è spostata a proteggere fisicamente un individuo, quindi  si presta attenzione alle ferite fisiche tralasciando tutto il resto.

Un evento traumatico, però, porta con sè il rischio di una ferita psichica che nel tempo può essere grave tanto quanto una ferita fisica.

La  sorpresa  di  essere  coinvolti  in  un  evento o  in  una  catastrofe attiva  in una persona le  difese  psicofisiche.  Quando  le  difese  non  riescono  a  far  fronte  alle  richieste  interne  ed esterne l’individuo rischia di soccombere, rischia di riportare seri danni psicofisici a breve o a lunga durata.

Le persone, infatti, coinvolte in un episodio di emergenza, si portano dietro un’esperienza così forte che può far loro manifestare panico, reazioni da disturbo post traumatico, ansia molto intensa, depressione reazioni psicotiche.

Tutto ciò può riguardare non solo le vittime, ma anche i soccorritori soprattutto se si tratta di soccorritori non professionisti che si trovano coinvolti per caso.

Il soccorritore, può avere inizialmente una reazione di stordimento iniziale e di agitazione o, al contrario, di immobilità.

Ovviamente la prima cosa da fare è quella di recuperare l’autocontrollo e poi di seguire questi 8 consigli sul comportamento da avere:

1- Cercare di capire cosa sta provando la vittima entrando in empatia con lei

2-Convalidare il punto di vista della  vittima, ossia non  essere  d’accordo  o  meno,  ma riconoscere il punto di vista dell’altro

3-Essere comprensivo  e  rassicurante  con atteggiamenti quale spiegare,  per  esempio,  che  la  sua  reazione negativa è normale

4-Tranquillizzare la vittima ma non fornire false speranze

5- Evitare di dare  consigli,  sminuire  i sentimenti o minimizzare l’esperienza o, peggio,usare l’umorismo

6-Evitare di essere troppo amichevole e spiegare il proprio ruolo senza assumersi compiti che non si è in grado di sostenere

7-Prestare attenzione a ciò che esprime la vittima, non interromperlo e, magari, riassumere quello che ha capito

8- Cooperare con i soccorritori professionisti e seguire le loro indicazioni.

Se dopo aver prestato soccorso hai degli incubi, inizi a mostrare ansia e non riescia ritornare alla tua “normalità” rivolgiti ad uno psicologo che può aiutarti ad elaborare il trauma ed esprimere le tue emozioni represse.

Condividi con i tuoi amici che possono trovarsi nel ruolo loro malgrado di soccorritori.

 

 

 

 

 

disegno di uomo diviso a metà

Se sai come sfruttare le potenzialità del tuo cervello, questo articolo non fa per te!

Il cervello…che organo complesso e meraviglioso! Avete mai pensato a quanto siano affascinanti i misteri racchiusi dentro la nostra scatola cranica? Iniziamo ad esplorarne qualcuno…

Ti capita di essere impantanato in un problema senza trovare la soluzione? Magari stai a pensarci su ore e ore, magari non dormi la notte e il cervello rimugina costantemente su quel problema senza trovare via d’uscita.

Sai come allenare il tuo cervello per trovare una soluzione a questo problema che non ti fa dormire la notte?

Dimmi quale parte del tuo cervello domina e ti dirò come fare! Non è uno slogan, ma è proprio così…

Immaginiamo il cervello diviso in due emisferi: l’emisfero destro ed il sinistro.

L’emisfero sinistro del cervello controlla la parte destra del corpo, mentre l’emisfero destro del cervello controlla la parte sinistra del corpo.

I due emisferi sono collegati da fasci di fibre chiamate corpo calloso.

Il corpo calloso consente l’unificazione dell’informazione elaborata in maniera diversa da ciascun emisfero. Consente la comunicazione tra i due lati del cervello per avere un’unica informazione.

I due emisferi, il destro ed il sinistro, sono specializzati in determinati compiti. Si parla, appunto, di specializzazione emisferica  e di funzionamento indipendente degli emisferi, come dimostrato ampiamente dagli studi fatti negli anni 60 da Roger W.Sperry.

Ci sono casi in cui si ha una predominanza, una sorta di braccio di ferro, tra un emisfero piuttosto che un altro e questo può fare la differenza.

Perché è importante sapere quale emisfero predomina? Innanzitutto perché impari a sviluppare quello meno dominante e questo ti consentirà di aumentare notevolmente le potenzialità del tuo cervello.

Inoltre, sapere quale parte del tuo cervello predomina può avere risvolti pratici. Per esempio chi deve apprendere può utilizzare metodi che gli consentono di apprendere più velocemente in base alla sua dominanza emisferica.

Le persone che hanno una predominanza dell’emisfero destro in genere sono più artisti che scientifici. Le materie preferite possono essere le materie umanistiche, l’arte o la musica. Possono essere interessate ad attività creative per ottenere risultati o per assimilare le informazioni. Possono essere incredibilmente disordinate, ma riuscire a trovare esattamente cosa stanno cercando. È stimolato dalla ricerca di nuove soluzioni a vecchi problemi.

L’emisfero destro ha la capacità di percepire più elementi in rapporto tra loro in modo globale, come quando guardiamo una mappa o un quadro. È specializzato nell’elaborazione visiva e nel comprendere il contenuto emotivo di un discorso.

Le persone che hanno una predominanza dell’emisfero sinistro preferiscono essere organizzati, può piacere la matematica o la scienza. Tendono a leggere i manuali di istruzioni prima di utilizzare un oggetto per sapere esattamente cosa fare. Tendono a dare soluzioni già sperimentate e vecchie a problemi nuovi.

L’emisfero sinistro è specializzato nel linguaggio, nei processi sequenziali e nella percezione analitica della realtà. È impegnato nelle operazioni logiche e razionali, nelle classificazioni, nel trovare le somiglianze.

Come fai a capire quale parte del tuo cervello è dominante?

Guarda l’immagine di questo articolo e segui queste semplici istruzioni:

  1. Segna nella figura l’orecchio che utilizzi quando vuoi ascoltare qualcosa o qualcuno che si trova dietro una porta
  2. Segna quale occhio hai dominante. Per capire quale tra i due occhi è più forte:
  • stendi le braccia e fai un triangolo con pollici e indici
  • cerca un interruttore e centra l’interruttore nel triangolo
  • chiudi gli occhi
  • con quale occhio stai centrando l’interruttore? Questo è il tuo occhio dominante
  1. Segna la mano che utilizzi per mangiare o scrivere
  2. Segna il piede con cui tiri un calcio ad una palla

Se hai segnato una maggioranza di parti destre, il tuo emisfero dominante è il sinistro.

Se hai segnato una maggioranza di parti sinistre, il tuo emisfero dominante è il destro.

Se il tuo emisfero dominante è il destro, puoi stimolare l’altro emisfero sinistro attraverso compiti quali:

-tenere il conto delle entrate e delle uscite settimanali

-ordinare la corrispondenza

-iniziare una collezione

-imparare a giocare a scacchi o una lingua straniera

Se invece vuoi stimolare il tuo emisfero destro perché in te predomina il sinistro, impegnati a:

-disegnare e dipingere

-frequentare i bambini

-andare al cinema

-giocare in modo spontaneo (per esempio con un aquilone o a frisbee)

-prendere lezioni di canto o di danza “spontanea”

Più alleni la parte meno dominante, più riesci a sfruttare le potenzialità del tuo cervello.

Quindi…se vuoi trovare soluzioni a quel problema che ti porta via ore ed ore e non ti fa dormire la notte allena il tuo emisfero dominante utilizzando la mano che in genere non utilizzi facendo dei disegni o maneggiando un oggetto di piccole dimensioni come una pallina morbida anti stress.

I movimenti muscolari inusuali provenienti dall’emisfero meno stimolato genereranno nuove interconnessioni neuronali e un modo diverso di vedere le cose, attivando una tua maggiore creatività.

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omino che parla ad alta voce

Bello o brutto lo decidi tu. L’interpretazione di ciò che ti accade attorno dipende da te

Immagina questa scena. Sei tranquillamente alla guida della tua auto ed un’idiota ti taglia improvvisamente la strada. Cosa fai? Sicuramente imprechi contri di lui, gli mandi qualche maledizione e continui per la tua strada di pessimo umore.

Immagina adesso che subito dopo che l’idiota ti ha tagliato la strada, ricevi una chiamata da parte del tuo migliore amico che, tutto eccitato, ti dice ti preparare le valigie perché ha vinto un viaggio tutto pagato per due persone e desidera che tu lo accompagni.

Bene…secondo te starai ancora pensando all’idiota o ti vedi già con le valigie in mano pronto per partire? Starai lanciando ancora maledizioni o sei tutto eccitato e contento che passa tutto in secondo piano?

Anche se non hai cancellato l’idiota, non provi comunque la stessa sensazione negativa che è del tutto sparita e ha fatto posto ad un’emozione positiva.

Quindi…se ci riflettiamo su…non sono gli eventi in sé che portano un’emozione, ma è come noi interpretiamo gli eventi che fa la differenza.

In altre parole, ogni emozione, positiva o negativa che sia, non è generata direttamente da qualcosa che vediamo, osserviamo o sentiamo.

Ogni emozione deriva dal significato che noi attribuiamo a ciò che vediamo, osserviamo e sentiamo.

Questo significato contribuisce a creare il nostro stato d’animo.

Tutto questo ha grande importanza poiché equivale a dire che:

-sei TU ad attribuire significato alle cose che ti capitano

-sei TU a decidere ciò che ti può far star bene o star male

È un potere che spesso sottovalutiamo. Ci adagiamo sul fatto che “le cose ci accadono” e non possiamo farci nulla.

Questo in parte è vero…perché se l’idiota in quel momento ha deciso di tagliarci la strada possiamo farci poco.

Possiamo fare tanto, però, sul non rimanere sul nastro negativo e dargli poco importanza…altrimenti rischiamo di indossare le lenti della negatività e del pessimo umore per tutto ciò che ci accade intorno.

Condividi questo articolo per diffondere questa capacità che tutti noi abbiamo e non rimanere intrappolati nel vittimismo.

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