bocca di un vampiro

Hai mai visto un vampiro?

Se dico Transilvania cosa ti viene in mente?

Sì esatto proprio lui, il conte Dracula! E, generalizzando, ti vengono in mente vampiri e pipistrelli.

Ora…i pipistrelli sicuramente li avrai visti in giro di notte, ma hai mai visto un vampiro?

 

Immagina di essere in Transilvania e che per sentirti al sicuro di notte, nelle ore in cui si svegliano i vampiri, te ne stai a casa e tappezzi casa di crocifissi e di trecce di aglio sottratte alle bruschette!!

Quindi ti segreghi in casa e prendi le tue precauzioni di sicurezza: di vampiri neanche l’ombra!!

 

Ma come possiamo verificare che i vampiri non esistono veramente? E’ stato tutto merito dell’aglio o davvero non esistono?

 

E se non esistessero, cosa stiamo pagando per questa convinzione? Sicuramente te ne stai immobile, da solo, impaurito e preoccupato per ogni rumore sospetto.

 

Ecco questo è ciò che accade ogni qualvolta divieni vittima delle tue credenze.

 

Facciamo un esempio concreto. Se Maria è una ragazzina timida ed insicura fortemente convinta di non piacere a nessuno e, anziché uscire con i suoi coetanei preferisce rimanere a casa e pensare di non avere amici, è vittima del vampiro cioè di una credenza molto forte che la vincola nei suoi comportamenti e nelle sue emozioni. Perderà occasioni di spensieratezza con i suoi amici ed occasione di disconfermare le sue errate convinzioni.

 

Se Giorgio ogni volta che deve andare al centro commerciale pensa che potrà stare male perché in preda all’ansia decide di evitare tutti i centri commerciali è vittima del vampiro!!! Magari avrà messo al sicuro il suo portafoglio da spese inutili, ma confermerà la sua ansia anticipatoria cioè un’ansia che lo intrappolerà per eventi e situazioni che magari non si verificheranno mai.

 

Adesso chiediti: hai mai visto un vampiro?

 

 

 

pillole

Pigliate ‘na pastiglia…le sofferenze emotive da cui fuggiamo

Nello scrivere questo articolo, mi è venuta in mente questa vecchia canzone di Renato Carosone il cui ritornello è un tormentone e che, forse, anche i più giovani l’avranno sentita canticchiare.

“Pìgliate na pastiglia, siente a me” era il consiglio che veniva dato al malcapitato per le sue pene d’amore perchè non riusciva più a dormire da 3 mesi e vagava nella notte senza riuscire a prendere sonno.

In effetti prendere un sonnifero sarebbe stato il rimedio più veloce, ma sarebbe stato anche la soluzione più efficace?

Conoscete già la mia risposta: ovviamente no!

L’aspettativa che abbiamo nei confronti di tutto ciò che ci fa star male è che deve essere immediata la soluzione per ogni forma di malessere e di disagio anche emotivo.

Se ci pensi anche le pubblicità dei farmaci da banco ti offrono l’immagine di farmaci sempre più fast, veloci nel farti passare il dolore: non solo l’antidolorifico ma l’antidolorifico ad assimilazione rapida, che in uno schiocco di dita ti fa passare tutto velocemente e non ci pensi più.

Se questo può essere una benedizione in certi casi, in altri può essere un modo di generalizzare questo comportamento anche nei malesseri e disagi emotivi.

Così diventa intollerabile avere a che fare con la tristezza, la paura, la frustrazione: emozioni spiacevoli che hanno, però, l’importante funzione di segnalarci qualcosa nella nostra vita.

Esse non sono qualcosa da cui scappare a gambe levate.

Rappresentano, piuttosto, una leva al cambiamento o una spinta a trovare una soluzione.

Non qualcosa da anestetizzare a suon di farmaci o cercando di “distrarsi”, ma qualcosa da ascoltare.

Un’emozione da attraversare per poi venirne fuori per evitare di cronicizzarsi e ripresentarsi senza venirne fuori.

Una caratteristica delle persone più resilienti, quelle cioè che riescono a far fronte agli eventi che li mettono a dura prova, è il considerare il malessere come parte della vita.

Le persone resilienti accettano il disagio ed il malessere.

Ciò non vuol dire essere vittime e subire passivamente ma concentrare le proprie risorse psicologiche per uscire fuori da una situazione: trovare la via d’uscita.

Proprio ieri sera, il padre di un mio paziente mi chiedeva come mai il figlio che aveva tutto e che si trova in una situazione agiata soffre di ansia sino a stare male e lui, che aveva avuto un’infanzia difficile ed oggettivamente svantaggiata, avrebbe avuto il “diritto” di stare male era, comunque, riuscito a crescere e superare le difficoltà.

Come mai?

Il padre si è trovato in una situazione oggettivamente difficile che ha accettato, magari non in modo semplice e lineare, ed evitando il vittismo ha affrontato gli eventi difficoltosi.

Il figlio ha alle spalle una famiglia che lo segue, un’agiatezza economica: non si trova ad affrontare condizioni oggettive di disagio, ma deve affrontare il suo mondo fatto di emozioni ricche e complesse.

Il problema è che nessuno ci ha mai insegnato a gestire le emozioni e se non ne hai gli strumenti puoi avere difficoltà.

Il compito di suo figlio è paradossalmente più arduo del suo!

Ma sapete una cosa? L’atteggiamento di questo ragazzo di fronte al suo malessere è straordinario: sa che può uscire fuori dall’ansia e ha cercato qualcuno, me,  che gli spiegasse come.

 

 

linus arrabbiato

I 3 principali luoghi comuni sullo stress

Non c’è persona che non parli di stress.

Persino un bambino ti dice che è stressato ed utilizza espressioni del tipo “non mi stressare!“.

La verità è che spesso utilizziamo dei luoghi comuni anche quando parliamo di stress.

Ecco i 3 pricipali luoghi comuni sul tanto chiaccherato stress:

1.Bisogna vivere senza stress

Si calcola che siamo esposti circa a 65 mila stimoli diversi. Come si fa ad eliminare tutte le fonti di stress a cui siamo esposti? Sarebbe un’utopia. Come puoi pensare di cambiare totalmente la vita che hai fatto sino ad ora? Non si può eliminare totalmente lo stress dalle nostre vite perchè lo stress è una condizione di vita stessa e, se guardiamo l’altro risvolto della medaglia, può essere anche uno stimolo a far meglio, a rivedere come migliorare alcuni aspetti della nostra vita. Quello che possiamo fare è imparare a gestirlo: per esempio, eliminando le fonti inutili di stress ed aumentando le nostre capacità di coping cioè di difesa dalle situazioni ritenute difficili da affrontare.

2.Non è colpa mia se vivo una vita stressante e se capita tutto a me!

E’ vero ci possono essere periodi che ci possono mettere a dura prova e se non possiamo evitare eventi che ci capitano improvvisamente e che sono al di fuori delle nostre responsabilità (come un lutto, la perdita di un lavoro), alle volte siamo proprio noi che scegliamo comportamenti e stili di vita stressanti.

Così, tanto per fare un esempio, anche una festa come l’organizzazione di un matrimonio può diventare fonte infinita di stress: non è più un lieto evento ma una macchina complessa di organizzazione, con una complessità di elementi e particolari da tenere sotto controllo e che devono avere standard elevati che noi giudichiamo tali!!!

3. Lo stress colpisce le persone deboli e fragili

Niente di più assolutamente falso! Anzi potremmo quasi sostenere che sono le persone forti, che non si fermano mai, quasi una fonte inesauribile di energia che, a un certo punto, crollano. Accumulano così tanto che poi, per troppo pieno, si arriva al capolinea ed il loro corpo ne risente.

Un mio paziente, imprenditore con obiettivi da raggiungere e che cerca sempre di migliorare la sua attività e coordinare i suoi collaboratori muovendosi tra i mille problemi che oggi un imprenditore ha nella sua attività, all’inizio non riusciva ancora a capacitarsi del perchè soffriva di attacchi di panico…”ma come proprio io? Io che non non mi fermo mai, che ho fatto tanti sacrifici. Io che partivo la mattina e tornavo a casa la sera. Io che non mi fermano mai davanti a niente. Adesso non sono più io, non mi riconosco più”. 

Ricordati che se ti senti stressato ci sono degli aggiustamenti che devi fare nella tua vita: magari dovrai impararare a distinguere le priorità, imparare a delegare agli altri per ricevere sostegno, imparare a gestire l’incertezza, condurre uno stile di vita più salutare tanto per fare degli esempi.

Non esiste la ricetta magica, ognuno può riflettere sulla propria condizione personale e fermarsi a capire.

Sì hai capito bene: lo stress ci insegna a fermarci e ad ascoltare di più noi stessi.

 

 

 

ritratto di uomo pensieroso

Perchè è successo? Perchè mi sento così? Perchè mi comporto sempre in questo modo? La ruminazione depressiva

Capita a tutti noi di analizzare le ragioni e le cause di un evento, di un nostro modo di essere ed agire o di riflettere sulla nostra storia personale.

Una buona capacità riflessiva è senza dubbio un’abilità da sviluppare perchè può essere un’occasione di crescita personale: ci fa comprendere aspetti di noi, nostre caratteristiche, ci aiuta a non commettere più gli stessi errori, ci consente di capire meglio perchè ci “sentiamo” in un determinato modo.

Attenzione , però! Il rischio della ruminazione depressiva è dietro l’angolo.

E’ come se la ruminazione depressiva ci cristalizzi nel passato costringendoci a ruminare in continuazione su conflitti relazionali, su fallimenti personali o lavorativi o su lutti. Il focus è sull’analisi dell’evento e sui contenuti negativi evocati, ma non si fanno passi avanti, si rimane immobili.

Non c’è crescita, non c’è evoluzione…la domanda che frulla in testa è “Perchè?“.

Giuseppe è un uomo sulla quarantina che pensa di essere “felicemente” sposato come tante coppie. Ci si vuol bene, ci si lascia intrappolare dalla quotidianità, ci sono ancora progetti in cantiere come quelli di una qualsiasi altra coppia che arriveranno in un futuro non troppo lontano. Alti e bassi nella vita coniugale. Nè particolarmente tristi, nè straordinariamente felici.

Dopo 8 anni di matrimonio, la moglie, insoddisfatta dell’evolversi della vita coniugale, prende la decisione di lasciare Giuseppe e, nonostante, i conflitti matrimoniali erano diventati all’ordine del giorno, questa decisione per Giuseppe ha l’effetto di una tegola che gli crolla in testa.

Anche se in realtà neanche lui fosse contento della vita matrimoniale che stava conducendo, quella decisione della moglie gli sembra una decisione assurda e da qui inizia a torturarsi con una molteplicità di domande dalla mattina alla sera.

Arriva nel mio studio dopo circa 6 mesi dal giorno in cui la moglie era andata via di casa dicendomi che non riesce a superare questa separazione:

Mi sento con l’umore sotto le scarpe. La mattina quando mi sveglio e la sera prima di addormentarmi ho sempre l’immagine di Roberta che mi comunica che vuole la separazione. Lei seduta sul letto che piange e mi dice che non ce la fa più ed io che la guardo come un cane bastonato e le chiedo se è stato così terribile vivere insieme tutti questi anni. E lei che singhiozza ancora di più. Perchè non mi sono reso conto che lei non era felice? Perchè non l’ho capito prima? Ogni tanto capivo che c’era tristezza nei suoi occhi, ma perchè non ho avuto il coraggio di indagare? L’ho amata tanto mia moglie e me la sono lasciato scappare… mi sento solo… sono stato un idiota. Forse se le avessi fatto capire di più quanto l’amavo, se non l’avessi dato per scontata, se fossi stato più presente non mi avrebbe lasciato. E se le avessi dato quel figlio che c’era nei nostri progetti, lei non sarebbe andata via..l’avrei legata a me

Giuseppe si lascia andare alla ruminazione depressiva molte volte al giorno: il suo dialogo interno è sempre rivolto al perchè la moglie lo ha lasciato e si focalizza sui suoi stati interni (mi sento solo, sono stato un idiota) e sui contenuti negativi.

Questa ruminazione è un’attività cognitiva che assorbe la sua mente lasciando poco spazio ad altro. Inoltre:

-mantiene il suo umore depresso perchè è rivolto agli aspetti negativi e tende ad autosvalutarsi

-fugge dall’azione perchè si concentra su come si sente, si isola e non fa nulla per distrarsi

-diminuisce la sua capacità di risolvere il suo conflitto e migliorare le relazioni interpersonali.

Per Giuseppe pensare al suo fallimento matrimoniale più volte al giorno è il suo modo di espiare la “colpa”.

Pensare agli errori commessi e alle responsabilità avute possono essere costruttive nella misura in cui possono essere degli elementi di cui si fa tesoro nella crescita di ognuno di noi. Ma non è lasciandosi andare alla ruminazione depressiva che si possono risolvere i problemi.

E tu, cosa ne pensi di Giuseppe e della sua storia?

Nel prossimo articolo ti parlerò della ruminazione rabbiosa. Alla prossima!

 

donna con la testa tra le nuvole

Ecco perchè il tuo rimuginare ti fa male!

Rimuginare mi fa venire in mente una grossa mucca che sta lì a masticare il suo pasto che non vuole mandar giù.

Un animale immobile che fissa nel vuoto mentre fa un’azione ripetitiva. In effetti, quando siamo preda del nostro rimuginare è come se venissimo letteralmente catturari da un pensiero o una catena di pensieri su una nostra preoccupazione.

E’ un processo di pensiero consapevole che si attiva quando percepiamo una minaccia ipotetica sul futuro.

E’ come se in modo automatico ed intrusivo si inserisse un pensiero del tipo “E se succede che…?” e, tanto per fare degli esempi, ciò può riguardare:

-la nostra salute “ e se mi sentissi male?

-le nostre relazioni “e se mi sta tradendo?

-le nostre capacità “e se non fossi capace?“, “e se mi perdessi in quella città che non conosco?“.

Il rimuginare in maniera eccessiva ha un costo non indifferente: diversi studi evidenziano come unamaggiore tensione muscolare, insonnia, mal di testa, irritabilità, irriquietezza, dolore cronico ed anche danni alle coronarie nelle persone anziane.

Ciò avviene perchè il rimuginare mantiene uno stato di allerta continuo con un carico di ansia non indifferente.

Come sempre il criterio, per differenziare un rimuginio “normale” da un rimunginare patologico è la quantità.

Se quando arriva un pensiero di una preoccupazione così intrusivo e riusciamo a non occuparcene e farci invadere da questa minaccia poichè siamo convinti, che qualora si verifichi la cosa temuta saremo in grado di affrontarla e di fronteggiare gli imprevisti, allora si tratta di un rimuginio “ok”.

Ma se crediamo:

– di non poter smettere di rimuginare

– che bisogna rimuginare sino allo sfinimento per trovare una soluzione

– che rimuginare aiuti ad affrontare l’evento che temiamo e a prepararsi al peggio

-che rimuginare tanto aiuti a trovare una soluzione

ecco che il rimuginio diventa sempre più presente nella nostra vita e vi ricorreremo in maniera eccessiva sino a stare male.

In realtà non lasciarsi andare al rimuginio in modo esclusivo non può che avere solo vantaggi poichè se non rimuginiamo eccessivamente:

-avremo maggiore chiarezza della situazione

-utilizzeremo più informazioni e ci confronteremo più con la realtà che non con ipotetici pensieri

-rafforzeremo la nostra fiducia nelle nostre capacità di affrontare situazioni che temiamo.

E tu quanto rimugini?

Nel prossimo articolo ti parlerò della ruminazione depressiva. Seguimi e condivi i miei articoli se ritieni possano aiutare più persone.

 

 

 

disegno di balena azzurra

Blue Whale Challenge. Tutto quello che nessuno ti dirà sulla sfida del suicidio

50 sono i giorni che ti separano dal suicidio.

Ogni giorno una regola da eseguire. Se rispetti l’ordine impartito, superi la prova e passi di livello.

Autolesionismo, visione di film horror e satanici, ascolto di musica che induce alla depressione, svegliarsi all’alba per eseguire compiti ben precisi impartiti dal un curatore, interazione tramite chat con altre balene (altri giocatori): questi sono solo alcune prove da superare.

Una prova al giorno sino alla 50esima: per vincere la sfida  i partecipanti devono trovare un edificio molto alto e lanciarsi nel vuoto, annunciandolo sui social network con l’immagine di una balena azzurra o con la parola fine.

E non è tutto. Il suicidio è ripreso da altre persone partecipanti alla sfida. Nessuno tenta di fermare la balena blu che si arena nella spiaggia della vita.

La regola sovrana è il silenzio con tutti, specie con la propria famiglia altrimenti piovono minacce di morte sui propri cari o azioni di cyber bullismo che ti annientano.

Se ieri sera hai visto il servizio delle Iene o i video che circolano in rete ti accorgi di quanto sia assurdo questo fenomeno.

La parola hot che tutti stanno cercando in rete è proprio Blue Whale Challenge. Oggi è una delle più cliccate.

I giornali web e le tv diffondono in modo virale questi contenuti. Tutti i genitori sulle proprie pagine social fanno girare la notizia e tutto diventa sempre più inquietante. Come se condividere bastasse a confinare o fermare il fenomeno.

Notizie virali, virali come:

-La moda dei selfi estremi di poveri disgraziati che si abbracciano sospesi su delle gru o mentre fanno acrobazie sui cornicioni di palazzi o sdraiati sulle rotaie poco prima che passi il treno

-la Charliecharlie Challenge che ha portato all’isterismo un bel po’ di ragazzini pensando che avessero evocato chissà quale spirito malvagio (ti assicuro che questo gioco è arrivato anche nelle scuole elementari di Comiso!)

-la Neknominate in cui ti filmi mentre bevi una pinta di una birra tutta d’un fiato , lo pubblici sul web e poi nomini altri 2 mal capitati che avranno 24 ore di tempo per raccogliere la sfida efare altrettanto

– il knockout game in cui ti film mentre sbuchi dal nulla e metti ko un povero disgraziato che si trova nei paraggi

-il gioco del clown assassino: ispirato al pagliaccio assasino IT uscito dalla penna di Stephen King

Questi sono alcune notizie che circolano in rete  e a cui viene dato risalto a secondo il momento, a seconda la viralità della notizia (non del fenomeno!!).

Così la morte del ragazzino di Livorno che recentemente si è suicidato buttandosi da un palazzo è stata ricollegata al Blu Whale Challenge…così giusto per dare un po’ più di sale al fenomeno.

Solo non c’è nulla di oggettivo che può collegare le due cose, ma intanto circolano le notizie.

Notizie legate da loro dal fatto che:

-si tratta di sfide trasformate in giochi

– la necessità e la compulsione di dimostrare a tutti i costi di superare la sfida, anche a costo di fare azioni di cui pentirsi

-gettano nello sconforto i genitori, perchè viene sempre riportato che questi sono “bravi ragazzi normali” in “famiglie normali”

Il fenomeno è complesso e merita davvero una grande attenzione (scriverò altri articoli su queste assurde mode del momento), ma una cosa è certa: BASTA con le pubblicazioni di video dai contenuti espliciti che riguardano morte, violenze, suicidi.

Questo è il primo vero passo verso la diffusione di queste mode mortali.

E tu cosa ne pensi?

 

 

 

 

profilo con fumo della sigaretta

Fatti una canna che ti rilassi

“…una canna è solo una canna. Cosa vuoi che possa fare! Ti rende tutto più leggero, ti rilassa”

Ecco…affermazioni semplici come queste…mi fanno saltare la mosca al naso (per usare un eufemismo) per due ordini di motivi:

  1. gli studi parlano chiaro sugli effetti della cannabis sul nostro cervello
  2. se non riesci a rilassarti e per farlo necessiti di una canna…parliamone!!!!!

Se essicchi le cime fiorite della pianta femminile della canapa ottieni l’erba, la marijuana, mentre dalla resina delle infiorescenze della canapa si ricavano delle tavolette di hashish.

Così se mischi del tabacco alla marijuana o all’hashish ti puoi fare una canna (si stima che 4 milioni di italiani ne fanno uso) con concentrazioni diverse di THC il  Delta-9-tetraidrocannabinolo, il principio stupefacente della canapa.

Sì! E’ uno stupefacente, è una sostanza psicoattiva…

Il punto è che “non c’è più la canapa di una volta” perchè il rischio è che potresti fare uso anche di sostanze che:

-nel migliore dei casi sono state “pompate” chimicamente  di  sostanze per aumentare la presenza di THC anche di 70 volte in più rispetto a ciò che troveresti “in natura”

-nel peggiore dei casi, potresti trovarti a fumare solo roba chimica con effetti devastanti sino ad avvelenamenti di massa e decessi.

Quindi scordati Bob Marley ed il rastafarianesimo che considera la marijuana un mezzo per raggiungere consapevolezza ed accrescere la spiritualità e sappi che gli effetti collaterali del consumatore di cannabis possono essere devastanti.

Il THC è un composto psicoattivo: influisce sulla funzionalità cerebrale agendo a livello del sistema nervoso centrale con alterazione di stato d’animo, comportamento, percezione e funzioni cognitive:

-insonnia

-depressione

-nausea e perdita di appetito

-ansia e paranoia

Attiva stati psicotici e schizofrenici…quindi, per favore, non dirmi che una canna non ha mai fatto male a nessuno!!

Ti potrei raccontare la storia di una mia paziente che ha iniziato a sperimentare forti attacchi di panico e stati ansiosi dopo aver fumato uno spinello con i suoi amici. Lei ha maledetto quel giorno che l’ha portata a sperimentare più volte la sensazione di morire, tachicardia e depersonalizzazione…solo per riportare alcuni sintomi.

Quindi…per chi mi chiede se è vero che la cannabis aiuta a non soffrire di ansia, la risposta è NO.

Vieni in studio ad apprendere tecniche altrettanto “stupefacenti” per gestire la tua ansia ed il tuo stress!! 😉

Spezzo una lancia a favore della cannabis solo alla luce delle ricerche scientifiche circa il suo uso terapeutico.

La ricerca scientifica oggi ci ha consentito di scoprire che esiste un altro cannabinoide non psicoattivo che è il Cannabidiolo (CBD) che sembra invece avere importanti e benefici effetti terapeutici nel caso di:

– artrite reumatoide

– dolori cronici di natura neuropatica

-sclerosi laterale miotrofica

-tremori del Parkinson

-effetti collaterali di cure per pazienti oncologici e pazienti terminali

Anche se studi recenti non escludono totalmente la possibilità di un effetto psicoattivo e anche se abbiamo bisogno di trial clinici più approfonditi per individuare esattamente le funzioni che hanno quando agiscono insieme CBD e THC sotto forma di cannabis, la ricerca sembra essere promettente e ben venga se può alleviare le sofferenze fisiche di molte persone.

 

P.s…mi sono fatta odiare abbastanza oggi????

 

 

uomo coperto di farfalle

“Aiuto… Non ricordo nulla!”. Cinque consigli per evitare Il black out della memoria

“Non so come ho fatto a guidare sino a qui.”

“Sai che non ricordo assolutamente nulla di quello che ho fatto ieri dopo le 22?”

“Ci siamo incontrati, ma ho un vuoto di memoria…non ricordo nulla del nostro incontro”

“Dimentico dove lascio le cose e passo ore a cercarle”

Le dichiarazioni delle persone sulla loro memoria, che a volte sembra fare cilecca, potrebbero essee davvero tante: si stima che circa 6 milioni e mezzo di italiani soffrono di un black out della memoria con diverse manifestazioni.

Ci sono stati, addirittura, casi di cronaca toccanti in cui genitori avevano “dimenticato” il loro figlio in auto sfiorando o arrivando sino alla inevitabile tragedia.

La memoria è una funzione psichica molto importante proprio perchè ci consente di immagazzinare informazioni di varia natura (episodi, nozioni, immagini, odori, sensazioni) e, se ci pensi, senza memoria perderemmo la nostra storia personale, la nostra identità, parte di noi.

Proprio per questo, i vuoti di memoria ci fanno paura.

La nostra capacità di immagazzinare i dati in tempo reale è un’abilità a cui non prestiamo attenzione. Tuttavia il nostro ippocampo lavora per noi diventando l’ingresso dei nostri ricordi, ma esattamente come un hard disk di un pc, ha una capacità limitata per cui, man mano che immagazzina dati li deposita nel nostro cervello.

Esattamente cone un blocco notes, l’ippocampo conserva i dati per un giorno o due (un numero di telefono, un appuntamento, il volto di una persona) e poi li “scarica” perchè non sono ritenuti importanti per non sovraccaricare il nostro cervello.

Ma dove li scarica? Bhè questo ancora gli studiosi non l’hanno chiarito, ma  sembra comunque che non ci sia un solo magazzino nel nostro cervello.

E che cosa succede se una persona è stressata?

Lo stress eccessivo e prolungato manda ko il nostro ippocampo ed iniziano le dimenticanze banali sino a fenomeni più complessi come l’amnesia dissociativa in cui la persona vive distaccata dalla situazione, rimuove il dato di realtà e si “comporta” attivando degli automatismi esattamente come quando guidiamo sino a casa non rendendocene conto.

L’amnesia dissociativa spiega, per esempio, perchè potremmo dimenticarci nostro figlio in auto.

Ecco perchè stanchezza psicofisica, mancanza di sonno ristoratore, relazioni interpersonali o lavorative stressanti e poco soddisfacenti, preoccupazioni economiche, difficoltà a risolvere i propri problemi personali, eccessiva ansia, depressione,  possono portare alla lunga al vuoto di memoria con conseguenze più o meno gravi.

Ovviamente ci possono essere casi in cui lo stress non c’entra nulla poichè il black out è dovuto a disfunzioni neurologiche, ma in questo caso noteremmo anche altre manifestazioni come tremori, tic o deficit di deambulazione ed è bene rivolgersi ad un neurologo.

Ecco allora dei consigli per evitare oblii e black out della memoria:

  1. elimina tutti quegli elementi che potrebbero disturbare il tuo sonno ristoratore (telefonini, pasti abbondanti e particolarmenti grassi alla sera, etc)
  2. fai attività fisica: camminate, corsa all’aperto o qualsiasi altro sport poco importa purchè sia fatta con piacere.Questo ti aiuterà a scaricare tensioni inutili e contribuisce a prepararti ad una buona qualità di sonno
  3. aiutati con agende cartacee o uno smartphone a delegare cose meno importanti da ricordare per evitare sovraccarichi di lavoro della tua memoria: un appuntamento, le cose da fare in una giornata, l’elenco della spese, le scadenze mensili.
  4. allena la tua memoria con esercizi cognitivi e training specifici o apprendi tecniche di memoria rapida
  5. impara a fare una cosa alla volta senza sovraccaricarti di più azioni contemporaneamente.

E se sei troppo stressato e ansioso e non sai come uscirne fuori…allora è il caso che prenoti un incontro presso il mio studio 😉

cuore stilizzato

5 sensi? Non mi bastano!

I 5 sensi: olfatto, vista, gusto, tatto, udito.

Ci hanno insegnato sin da piccoli che l’essere umano ha solo 5 sensi.

Eppure diverse scoperte scientifiche ci hanno fatto sapere che siamo dotati di abilità sensoriali di grande importanza per il nostro benessere psicofisico.

Per esempio, diamo per scontato la nostra capacità di percepire il nostro corpo nello spazio sia da fermi che in movimento.

Questa abilità è la PROPRIOCEZIONE (proprio=se stessi), è il senso interiore del nostro corpo.

Se è danneggiato questo senso ci sono gravi conseguenze per la qualità della nostra vita, come ci racconta il neurologo Oliver Sacks di una sua paziente aveva perso la propriocezione a causa di un abuso di farmaci.

Apparantemente normale, la donna non aveva nessun senso del proprio corpo al punto che non riusciva a muovere il proprio braccio per nutrirsi solo se era in grado di vederlo.

Un’altra abilità sensoriale molto importante è l’INTEROCEZIONE: ci permette di avere consapevolezza su come si sente il nostro corpo dall’interno, è l’esperienza che facciamo del nostro corpo.

Se riesci a rispondere alla domanda “come ti senti oggi?” è proprio grazie a questo senso!

Queste abilità sensoriali vanno affinate ed allenate proprio perchè anche l’esperienza di noi stessi e delle nostre emozioni passa attraverso il nostro corpo.

Pensa, ad esempio, a come queste abilità possono essere di grande aiuto per  apprendere a rilassarti per gestire l’ansia.

Sono sicura che già da adesso inizierai a prestare un’attenzione diversa al tuo corpo!

Se vuoi sapere come queste abilità possono aiutarti ad allentare l’ansia e lo stress, partecipa al seminario gratuito “Distruggi gli attchi di panico” sabato 1 aprile alle ore 17 presso i locali dell’Università Poplare degli Studi Siciliana.

Ricordati di prenotare il tuo posto gratuito al seguente link

http://www.distruggi-attacchi-di-panico.it/SP/evt/

Ti aspetto!

 

 

omini con la testa immersa tra le nuvole

Le cose stupide che ti fa fare l’ansia

Non fraintendere le mie parole provocatorie del titolo di questo post: L’ANSIA E’ UNA COSA SERIA.

L’essere ansiosi, però, ti fa fare delle cose sciocche per soddisfare dei tuoi bisogni, per allentare la tua stessa ansia.

Il primo bisogno di un ansioso sai qual è? Essere rassicurato subito.

E se con le persone che ci stanno accanto non ci sentiamo al sicuro o capiti, non resta che iscriversi in qualche bel gruppo social che condive il tuo stesso disagio. Soprattutto se ti senti solo!

E’ da più di due anni che mi sono iscritta in almeno quattro di questi gruppi (tutti rigorasamente chiusi e non pubblici) per capire di più il fenomeno ed approfondire.

Non discuto la forza aggregatrice del gruppo (esistono gruppi social per ogni cavolata, figuratevi per le cose più importanti), l’illusione di sentirsi capiti, rassicurati, coccolati, compatiti, giustificati.

Discuto dell’effetto subdolo di:

  • “a me il farmaco x ha creato problemi, secondo voi quante gocce dovrei prenderne?”
  • “ho fatto l’ecocardiogramma, ma se c’era qualcosa saltava fuori? Cosa posso avere?”
  • “sono una stupida, non ne combino una giusta, sono poco intelligente…la regina dei casini…non ne uscirò mai”
  • “soffro di giramenti continui di testa, se qualcuno ne soffre mi dite come sta gestendo la cosa?”
  • “ho la digestione che si blocca, soffrirò di un brutto male?”
  • “bisogna mantenere la calma e pregare che l’ansia vada via”

Poi c’è chi condivide ciò che mangia a pranzo, chi da il buongiorno, chi la buonotte, qualche battuta sull’ansia e sull’essere forti: cose più o meno frivole che non fanno certo male, come in qualsiasi altro gruppo social.

Se c’è qualcuno che racconta la sua storia e come ne sia uscito fuori imparando a gestire  l’ansia raccontando il suo percorso terapeutico grazie ad un professionista diventando, magari, un modello di speranza e di lavoro su se stessi, c’è sempre qualcuno pronto a dire “ma il mio caso è differente”, “beato tu, io mi sveglio ogni giorno sperando che passi”, “si ma su di me non funziona”.

Se c’è un professionista che cerca di dare delle indicazioni su quello che viene condiviso e non sta al gioco del “poverino, quanto mi dispiace gioia, sono pronto a sentire le tue lamentele, che pena, etc etc”, allora vieni fatto fuori.

La cosa allarmante è che qualcuno lancia messaggi terrificanti del tipo ” e’ ora di uscire di scena da questo mondo”, alludendo ad un terribile gesto creando ancora più panico ed ansia. Mi chiedo cosa fanno gli admin in questo caso: è un fake o è una richiesta vera? A nulla valgono le segnalazioni.

Inoltre, spesso chi gestisce questi gruppi sono persone che non sono formate a fare supporto psicologico vero.

Sono persone che, magari, hanno visto il mostro con i loro occhi e ne soffrono ancora ma sono ben lontani dal dare consigli se non riportare la loro esperienza: se hai il cancro o lo hai sconfitto, puoi raccontare come ci si sente e quali sono le emozioni che si vivono, riesci ad essere molto empatico con chi soffre il tuo stesso disagio, ma non per questo diventi medico!

Una cosa è certa…chi fa parte di questi gruppi non dorme sonni tranquilli, il che è esattamente l’opposto di quello che volevano ottenere chi vi si è iscritto!

Partecipa al seminario gratuito “Distruggi gli attacchi di panico” per sapere come ricevere o dare supporto emotivo a chi soffre di ansia ed attacchi di panico.

Sabato 1 aprile alle ore 17 presso i locali della Università Popolare degli Studi Siciliana ti spiegherò come fare.

Iscriviti all’incontro formativo gratuito e prenota il tuo posto al seguente link

http://www.distruggi-attacchi-di-panico.it/SP/evt/

Segui le istruzioni:

inserisci i tuoi dati e riceverai nella tua mail un link di conferma.

Se non ricevi la mail verifica di aver inserito la tua mail o che non si andata a finire nello spam!

Ti aspetto

 

1 2 3