rana in gesto di diniego

Cosa si nasconde dietro un NO? Il significato di un NO

Oggi parlavo con una mia paziente della sua difficoltà di riuscire a dire di NO. Ammettilo…è capitato anche a te!

 

Il problema è che per lei diventa davvero difficoltoso trovare il modo di dire di NO al punto tale che si inventa incredibili scuse per imbellire il suo NO, che riesce a dire solo dopo numero tentennamenti e lasciandosi dietro tante emozioni negative.

Ma non riesce neanche a tollerare un NO da parte degli altri perchè lei si fa in quattro per tutti e “...non è giusto che quando io chieda qualcosa mi si venga detto NO…non me lo merito

 

Perchè è così difficile dire di NO o accettare un NO come risposta da parte degli altri?

 

Un NO ci fa provare sempre emozioni negative. Perchè?

 

Innanzitutto un NO rappresenta spesso un RIFIUTO sia che siamo noi a dire di NO o sono gli altri a dircelo.

Se siamo noi a dire NO, ciò rappresenta un rifiuto verso gli altri e questo ci provoca SENSI DI COLPA.

 

Come superare questo senso di colpa?

Chiediti, innanzitutto, se ciò a cui hai detto di NO è una richiesta RAGIONEVOLE. Se, infatti, tale richiesta è qualcosa che non vuoi o non puoi fare non puoi sentirti in colpa.

Se tuo figlio ti ha richiesto l’ennesimo cellulare alla moda dopo averglielo già comprato un anno fa, non puoi sentirti in colpa se non vuoi/puoi correre dietro a capricci adolescenziali. Decidi tu se ti sembra una richiesta ragionevole o meno, magari riesaminando cosa comporta per te un eventuale SI.

Ritornando all’esempio della richiesta di acquisto del cellulare…cosa comporta se decidi di acquistarlo?

  • Spendi soldi che in questo momento non vuoi/puoi spendere?
  • Cambi destinazione di spesa rinunciando a qualcosa di più utile per te, tuo figlio o la tua famiglia e ciò ti provoca frustrazione perchè devi scegliere?
  • Che messaggio vuoi dare a tuo figlio?
  • Cosa cambierebbe se tu dicessi SI?

Un NO o un SI nascondono dietro di sè tante sfumature e tanti significati.

 

Quando siamo noi a subire un NO, in questo caso  spesso avvertiamo un rifiuto degli altri verso noi stessi: ciò frusta il nostro continuo BISOGNO DI APPROVAZIONE.

 

In realtà, ciò che dovremmo bene tenere in mente è che se ci viene detto un NO non si tratta mai di un RIFIUTO VERSO LA NOSTRA PERSONA  MA VERSO LA NOSTRA RICHIESTA.

Se mio padre  ha detto NO al nuovo cellulare supermegagalattico non è perchè mi sta rifiutando, non è perchè non mi vuole bene, non è perchè per lui non esisto ma ha semplicemente ha detto di NO ad una richiesta che per lui non è accettabile secondo il suo punto di vista.

 

Ho fatto l’esempio tra un genitore ed un figlio, ma queste dinamiche relazionali e comunicative del NO valgono in qualsiasi rapporto: in una coppia, tra amici, tra colleghi di lavoro.

Se ritieni che è importante SAPER DIRE DI NO e RIUSCIRE A TOLLERARE UN NO DETTO DAGLI ALTRI, condividi questo articolo.

Alla prossima!

 

 

donna con espressione arrabbiata

Rabbia…sento solo rabbia!

Nel mio lavoro di psicologa, la rabbia è un’emozione che salta spesso fuori.

E’ solo questione di tempo nell’andamento del colloquio o del percorso psicologico su cui stiamo lavorando, ma si presenta in tutta la sua dirompenza.

 

“Sono arrabbiato con me perchè non ho saputo dire di no…come ci sono cascato e non sono riuscito a vedere come stavano realmente le cose?

“Sono arrabbiata perchè mi ha tradito e mi ha ingannata”

“Mi sono impegnato così tanto con tutto me stesso che sono arrabbiato per come sono andate le cose…è andato tutto a rotoli e non è giusto!”

“Mi sono sentita ferita e minacciata e mi è salita la rabbia per quello che mi stava dicendo”

“Ha salutato tutti tranne me e lo ha fatto di proposito per rimandare il messaggio che io non esistevo…ho avuto un’esplosione di rabbia”

 

Questi sono solo alcuni degli esempi, in cui anche tu ti ci puoi ritrovare ed aver sperimentato la rabbia.

 

La rabbia entra in causa ogni qual volta che:

-ci sentiamo minacciati fisicamente o verbalmente o veniamo insultati

-ci sentiamo vittima di un’ingiustizia, di un sopruso, di un accanimento immotivato

-ci sentiamo traditi o eccessivamente criticati

-non ci sentiamo apprezzati dagli altri

-ci sentiamo minacciati per la nostra posizione o il nostro rispetto

-veniamo trattati male o usati contro la nostra volontà.

 

Ti arrabbi e dentro di te inziano una serie di modificazioni somatiche: aumenta  la tensione muscolare e la temperatura

corporea, la pressione arteriosa e l’ accelerazione della frequenza cardiaca.

 

Anche il corpo comunica rabbia: serri i pugni, aggrotti le sopracciglia e la fronte, stringi e digrigni i denti, cambia la mimica facciale.

 

Ma soprattutto “senti” di essere arrabbiato: la sensazione di essere fuori controllo come una bestia indomita.

Sei irrequieto ed il tuo corpo si prepara all’azione del combattimento o della fuga.

 

Cosa c’è di sbagliato nell’essere arrabbiati? Nulla! Perchè in fondo la rabbia ci è servita a farci prendere atto di tutte quelle situazioni che ho elencato sù  e, quindi, ci aiuta a navigare nel mare della vita e della crescita personale.

 

Quando invece la rabbia non ci aiuta ma, piuttosto, è disfunzionale e patologica? Ti elenco alcuni casi in cui si deve prestare attenzione:

-se ti arrabbi in quantità eccessiva rispetto al motivo che l’ha scatenata

-se produce comportamenti aggressivi e pericolosi per sè e per gli altri (lancio di oggetti, pugni sui mobili, sbattere la testa al muro e così via)

-le persone hanno “paura” per la nostra manifestazione della rabbia

-se senti ancora tanta rabbia nonostante non ci sia più motivo di avvertirla.

 

E’ importante precisare che la rabbia deve essere manifestata nel modo corretto e che, quindi, nel caso in cui:

-sia inesistente rispetto alla gravità di un evento (non ti arrabbi nonostante c’è un motivo giustificato e sano di esserlo)

-se la percepisci appena ma sono più forti i sentimenti di ansia, colpa o vergogna

-non produca comportamenti che portano a tutelare se stessi e la propria persona

In altre parole, la corretta espressione della rabbia sta nel mezzo: nè troppa nè poca!

E tu…di che rabbia di sei???

magma che scorre

La rabbia che ti trasforma come un vulcano pronto ad esplodere. La ruminazione rabbiosa

Hai subito un torto. Qualcuno ti ha calpestato offendondoti o facendoti un danno.

Come hanno potuto? L’ingiustizia è troppo forte e non puoi che sentirti arrabbiato. Magari inizi a ricordare esperienze passate (“il mio ex capo mi trattava allo stesso identico modo“), fai particolarmente attenzione a come ti senti furioso e pensi ad immaginari scenari di vendetta o risoluzione (“Dovrei veramente fargliela pagare per come si è comportata…ma chi si crede di essere?“).

La ruminazione rabbiosa ti porta a concentrarti su situazioni che ti fanno sentire arrabbiato e che per te hanno un significato personale.

Per fare un esempio, puoi vedere la ruminazione rabbiosa e i suoi dannosi effetti proprio all’interno dei rapporti conflittuali di coppia fino a farla scoppiare.

Federica racconta così della rabbia che prova ogni volta che non si sente considerata o capita dal suo compagno:

Sembra me lo faccia di proposito…magari stiamo cenando e gli racconto di come è andata la giornata oppure gli comunico qualcosa di preciso, come un invito che abbiamo ricevuto e, lui a distanza di poche ore mi dice che non gli ho detto nulla…come se non gli avessi riferito niente. Io parlo e lui non mi ascolta. Poi sta sempre con quel cellulare in mano, non mi aiuta a preparare la cena quando io, invece, sto facendo 3 cose contemporaneamente. Non sarebbe più semplice chiedermi come può essermi d’aiuto? Perchè non capisce di quello che ho bisogno? Arrivo a casa e la scena si ripete ogni giorno…sono stanca, arrabbiata e delusa“.

Daniele, il marito di Federica, dal canto suo ha la sua versione:

Mi parla così in continuazione ed io ho troppe cose in testa e preoccupazioni che alle volte mi estraneo. Inizio sempre facendo attenzione a quello che dice e poi inizio a pensare alle cose che devo fare domani in ufficio al punto che vado a controllare il promemoria sul cellulare se ho scritto tutto. Sì magari per distrarmi, giro su Facebook per farmi qualche risata del resto non ho un momento di svago tutto il giorno. Non la aiuto a casa? Ogni volta che provo a fare qualcosa non le va mai bene: fai così e fai colì…mica sono a sua disposizione come piace a lei…cos’ preferisco starmene tranquillo e che borbottasse pure! La sento come si lamenta ogni volta che le chiedo qualcosa. Mi rimprovera che sono sempre per i fatti miei“.

Federica non si sente capita da Daniele e Daniele non si sente capito da Federica! E la storia si ripete.

Ciascuno ha le sue buone ragioni e si rinchiude nella sua ruminazione rabbiosa. Il coniuge non è più Daniele o Federica, ma ognuno di loro ha la sua rappresentazione mentale dell’altro che si è costruito attraverso la rabbia.

Sono inevitabili litigi, manifestazioni di rabbia e recriminazioni “sei sempre stato così, hai fatto sempre così, sei come tua madre“.

L’altro diviene prevedibile nel suo comportamento, ci si aspetta che si comporti in un determinato modo che, ovviamente, aumenta la rabbia e la frustrazione.

E si crea un circolo vizioso! Quanto credete possa durare una coppia del genere? La comunicazione non è rivolta alla negoziazione e, se non modificata, si può arrivare all’irrigidimento e alal rottura.

La ruminazione rabbiosa si verifica anche nel caso di altri rapporti intimi come tra amici, tra fratelli, in famiglia, nel lavoroe porta ad una serie di conseguenze negative:

-rende sempre vivi i sentimenti di rabbia anche se sono passati tanti anni

-mantiene vividi ricordi spiacevoli e le emozioni che ne derivano

-diminuisce la capacità di autocontrollo, favorendo comportamenti aggressivi  e impulsivi

-danneggia fortemente le relazioni.

Ora, fermati a pensare… ti è mai capitato di rovinare relazioni personali a causa della ruminazione rabbiosa?

Avresti potuto reagire diversamente?

Condividi l’articolo se ritieni possa essere d’aiuto a qualcuno per non farsi ingabbiare dalla rabbia.

 

ritratto di uomo pensieroso

Perchè è successo? Perchè mi sento così? Perchè mi comporto sempre in questo modo? La ruminazione depressiva

Capita a tutti noi di analizzare le ragioni e le cause di un evento, di un nostro modo di essere ed agire o di riflettere sulla nostra storia personale.

Una buona capacità riflessiva è senza dubbio un’abilità da sviluppare perchè può essere un’occasione di crescita personale: ci fa comprendere aspetti di noi, nostre caratteristiche, ci aiuta a non commettere più gli stessi errori, ci consente di capire meglio perchè ci “sentiamo” in un determinato modo.

Attenzione , però! Il rischio della ruminazione depressiva è dietro l’angolo.

E’ come se la ruminazione depressiva ci cristalizzi nel passato costringendoci a ruminare in continuazione su conflitti relazionali, su fallimenti personali o lavorativi o su lutti. Il focus è sull’analisi dell’evento e sui contenuti negativi evocati, ma non si fanno passi avanti, si rimane immobili.

Non c’è crescita, non c’è evoluzione…la domanda che frulla in testa è “Perchè?“.

Giuseppe è un uomo sulla quarantina che pensa di essere “felicemente” sposato come tante coppie. Ci si vuol bene, ci si lascia intrappolare dalla quotidianità, ci sono ancora progetti in cantiere come quelli di una qualsiasi altra coppia che arriveranno in un futuro non troppo lontano. Alti e bassi nella vita coniugale. Nè particolarmente tristi, nè straordinariamente felici.

Dopo 8 anni di matrimonio, la moglie, insoddisfatta dell’evolversi della vita coniugale, prende la decisione di lasciare Giuseppe e, nonostante, i conflitti matrimoniali erano diventati all’ordine del giorno, questa decisione per Giuseppe ha l’effetto di una tegola che gli crolla in testa.

Anche se in realtà neanche lui fosse contento della vita matrimoniale che stava conducendo, quella decisione della moglie gli sembra una decisione assurda e da qui inizia a torturarsi con una molteplicità di domande dalla mattina alla sera.

Arriva nel mio studio dopo circa 6 mesi dal giorno in cui la moglie era andata via di casa dicendomi che non riesce a superare questa separazione:

Mi sento con l’umore sotto le scarpe. La mattina quando mi sveglio e la sera prima di addormentarmi ho sempre l’immagine di Roberta che mi comunica che vuole la separazione. Lei seduta sul letto che piange e mi dice che non ce la fa più ed io che la guardo come un cane bastonato e le chiedo se è stato così terribile vivere insieme tutti questi anni. E lei che singhiozza ancora di più. Perchè non mi sono reso conto che lei non era felice? Perchè non l’ho capito prima? Ogni tanto capivo che c’era tristezza nei suoi occhi, ma perchè non ho avuto il coraggio di indagare? L’ho amata tanto mia moglie e me la sono lasciato scappare… mi sento solo… sono stato un idiota. Forse se le avessi fatto capire di più quanto l’amavo, se non l’avessi dato per scontata, se fossi stato più presente non mi avrebbe lasciato. E se le avessi dato quel figlio che c’era nei nostri progetti, lei non sarebbe andata via..l’avrei legata a me

Giuseppe si lascia andare alla ruminazione depressiva molte volte al giorno: il suo dialogo interno è sempre rivolto al perchè la moglie lo ha lasciato e si focalizza sui suoi stati interni (mi sento solo, sono stato un idiota) e sui contenuti negativi.

Questa ruminazione è un’attività cognitiva che assorbe la sua mente lasciando poco spazio ad altro. Inoltre:

-mantiene il suo umore depresso perchè è rivolto agli aspetti negativi e tende ad autosvalutarsi

-fugge dall’azione perchè si concentra su come si sente, si isola e non fa nulla per distrarsi

-diminuisce la sua capacità di risolvere il suo conflitto e migliorare le relazioni interpersonali.

Per Giuseppe pensare al suo fallimento matrimoniale più volte al giorno è il suo modo di espiare la “colpa”.

Pensare agli errori commessi e alle responsabilità avute possono essere costruttive nella misura in cui possono essere degli elementi di cui si fa tesoro nella crescita di ognuno di noi. Ma non è lasciandosi andare alla ruminazione depressiva che si possono risolvere i problemi.

E tu, cosa ne pensi di Giuseppe e della sua storia?

Nel prossimo articolo ti parlerò della ruminazione rabbiosa. Alla prossima!

 

donna triste con nuvola sulla testa

Le trappole del tuo malessere

Ti sei mai chiesto come mai una parte della tua vita è completamente frenetica, in preda all’ansia, allo stress e allo scaricarsi delle energie?

Hai visto mai un cagnolino che, tranquillo gioca ed improvvisamente, inizia a girare in tondo cercando di mordersi la coda?

Questa immagine descrive bene come puoi sentirti quando ti lasci prendere da certi schemi di pensieri a cui non risci a trovare una soluzione e continuano a tornarti sempre in mente.

Tutto ciò non può che far oscillare il tuo umore creandoti tristezza, rabbia, agitazione.

Recenti scoperte scientifiche hanno messo alla luce come questi normali sbalzi di umore possono portare a depressione, all’ansia acuta e un’infelicità cronica.

Queste stesse ricerche sottolineano però che:

  1. a provocare il maggior danno non è l’umore in sè, ma come si reagisce
  2. lo sforzo di liberarsi a tutti i costi di questo stato d’animo di malessere e infelicità e la ricerca ossessiva delle cause del proprio malessere diventano ostacoli che anzichè aiutare  a stare meglio, contribuiscono a rimanere intrappolati.

Quando ti senti un po’ infelice e depresso sei tentato di ricercare la soluzione al tuo problema, ma può capitare che nel corso di questo processo trovi rimpianti per cose passate e preoccupazioni per il futuro.

La mente va alla ricerca di quelle stesse situazioni in cui ha sperimentato quello stesso stato d’animo: così per esempio, se ti senti minacciato, la mente va a scovare similitudini con altre situazioni in cui ti sei sentito in pericolo per trovare vie di fuga.

Lo stesso accade con l’infelicità, l’ansia e lo stress.

Se, infatti, l’infelicità attiva una serie di ricordi spiacevoli, tristi, emozioni negative e giudizi severi nei confronti di te stesso va a finire che ti fai ingabbiare da una rete personale di dolore.

Tu non puoi fermare l’innesco di questa bomba emotiva, ma puoi impedire a questi pensieri di diventare una spirale negativa di pensieri neri e senza via di scampo e, quindi, puoi impedire l’attivarsi di emozioni che ti rendono nervoso, agitato, triste, ansioso o infelice.

Uno strumento molto efficace per ottenere questo risultato è la “meditazione consapevole”.

Abbandona l’immagine di gambe incrociate, tappetini yoga e profumi orientali. Quello che ti viene in mente è l’immagine della meditazione orientale.

La meditazione consapevole è una tecnica che è stata creata proprio per noi “occidentali”, gente stressata e sempre di corsa!

Essa si basa sul principio che la mente non è semplicemente ridotta alla sua funzione intellettiva (pensare, ragionare, giudicare, pianificare, cercare i ricordi) ma è molto di più.

La mente, però, è anche consapevole: non soltanto pensiamo le cose, ma siamo consapevoli che stiamo pensando!

La meditazione, quindi, diventa un punto d’osservazione privilegiato perchè è grazie ad essa che possiamo “vedere” quando sorgono i pensieri e i sentimenti, proprio nello stesso momento in cui si creano.

Disarma la reazione emotiva che abbiamo nell’immediato di reagire alle cose appena accadono e, quindi, ci consente di “ragionare” a freddo e percepire le cose in maniera completamente diversa rispetto a quando avvengono.

Nel prossimo articolo ti parlerò dei benefici della meditazione.

Condividi con i tuoi amici se vuoi contribuire a renderli consapevoli di come uscire fuori dalle trappole del malessere.

 

 

viso con disegno imbronciato

Il tuo termometro della rabbia. Le 2 domande guida che abbassano il termometro!

Ti capita di svegliarti di pessimo umore e avere la certezza matematica che sarà una pessima giornata? La classica giornata di quando ci si alza dal letto con il piede storto!

E’ capitato a tutti noi e senza un apparente motivo. Ci si sveglia di cattivo umore e poi tingiamo di nero tutta la giornata. Magari hai fatto un sogno che ti ha lasciato addosso un’emozione poco piacevole oppure hai un pensiero ossessivo su qualcosa che non ti va di fare o affrontare in quel giorno.

Oppure hai ricevuto una pessima notizia o, ancora, hai un problema che ti assilla e ti rende ansioso e non riesci a trovare la soluzione.

Magari ti svegli infastidito. E da questo fastidio che non riesci ben a identificare, inizia a salire l’intensità dell’emozione negativa ed il termometro della tua rabbia ti segnala che avverti un’irritazione crescente.

Ma la linea del termometro inizia ancora a salire.

Così ti capita ti iniziare a sentirti un po’ arrabbiato sino a sentirti infuriato.

Un crescendo rossiniano di emozioni di intensità sempre più alta.

E il paradosso è che mentre sappiamo ben identificare l’emozione di intensità più alta (il sentirsi infuriato), non riusciamo ad identificare bene l’emozione di intensità più bassa.

Se sei in preda ad un’emozione negativa come la rabbia rischi di comportarti sull’onda di questa emozione negativa. Hai presente quando ti trovi di fronte il classico amico o collega che di fronte al tuo buongiorno ti risponde che non è per niente un buon giorno e continua sull’onda negativa per tutto il tempo?

Il pensiero è “oggi non è per niente un buon giorno”.

L’emozione diventa una rabbia di intensità crescente perchè chissà come mai incontri imbecilli di tutti i tipi, ti fanno una multa, arrivi tardi al lavoro, vieni ripreso dal tuo capo, ti dimentichi di un appuntamento importante e chi più ne ha più ne metta.

Il risultato è un malessere sempre più crescente che non sai da cosa è stato originato.

Come interrompere il circolo vizioso? Utilizza queste due domande guida:

1.”Questa reazione di rabbia è giustificata o è eccessiva?”.

Se sei onesto con te stesso ti accorgerai che, spesso, la reazione è davvero ingiustificata o eccessiva.

2.Poi chiediti ” questa mia reazione di rabbia che conseguenze ha avuto?”.

La tua reazione di rabbia, infatti, può essere aver ferito o danneggiato un’altra persona o te stesso.

Riflettere sulle proprie emozioni ci può aiutare a gestirle meglio.

Condividi questo articolo se pensi che la rabbia, se non gestita, può essere davvero pericolosa per sè e per gli altri.