bimbi che non si parlano

“Quanto ti odio, amore mio!”. L’ostilità nella coppia

Ognuno di noi sa perfettamente quali sono le azioni che fanno infuriare il nostro partner.

E’ un elenco tutto personale, ma ci sono degli elementi comuni che riguardano tutte le relazioni.

Cosa è, allora, ciò che ci fa suscitare emozioni negative verso il partner?

 

Ecco una serie di azioni che possono trasformare la nostra dolce metà in un essere diabolico sceso in terra solo per farci disperare e dannare con la sua esistenza:

-ignorare

-rispondere in modo brusco

-urlare

-fare dispetti

-mancare alla parola data o tradire la fiducia in qualche modo

-non collaborare

-deridere

-riprendere il partner in situazioni pubbliche

-fare scelte che riguardano entrambi senza consultare il partner

-parlare male di persone care al partner

-sopraffare il partner

-andarsene via nel bel mezzo di una discussione (soprattutto se vai via sbattendo la porta!!!).

 

Mi fermo qua ma la lista potrebbe ancora continuare…

 

Tutto ciò che può condurre all’ostilità all’interno di una coppia è frutto di errori di giudizio che lo psicoterapeuta A.T. Beck definisce distorsioni cognitive.

 

Facciamo alcuni esempi.

Se la rabbia e l’ostilità ti fanno concentrare e vedere soltanto le cose terribili e spiacevoli della coppia, come se non avessi mai vissuto momenti ed eventi positivi con il partner forse stai creando un grande occhio di bue solo su alcuni aspetti creando la distorsione cognitiva della visione a tunnel.

 

Se il tuo partner ha dimenticato di fare una commissione che gli avevi chiesto e tu pensi che questo sia frutto del suo menefreghismo nei tuoi confronti “perchè lui non pensa mai a me!” stai generalizzando una singola azione al modo di essere del tuo partner.

 

Etichettare in maniera negativa il partner è un’altra ricorrente distorsione cognitiva: “perchè lui/lei è viziato, è cattivo, è stupido…

 

Se pensi di sapere tutto quello che passa per la testa del tuo partner e pensi di sapere con esattezza cosa lui/lei desideri ma poi scopri che non è così, probabilmente sei stato vittima di ciò che si definisce lettura del pensiero.

 

Può anche capitare di interpretare delle azioni che fa il tuo partner pensando che siano riferite a te incappando in una personalizzazione eccessiva: se il tuo partner torna a casa in anticipo, magari puoi pensare che lo ha fatto di proposito per controllarti. Se tua moglie non si trucca e si agghinda potresti pensare che se non lo fa è perchè non gli piaci abbastanza.

 

E’ molto facile incorrere in errori di questo tipo!

In altre parole, il comportamento del partner può essere dettato dal momento (per esempio, la stanchezza, una giornata andata male etc) e non necessariamente è un’espressione stabile del suo modo di essere!

 

 

 

 

 

 

magma che scorre

La rabbia che ti trasforma come un vulcano pronto ad esplodere. La ruminazione rabbiosa

Hai subito un torto. Qualcuno ti ha calpestato offendondoti o facendoti un danno.

Come hanno potuto? L’ingiustizia è troppo forte e non puoi che sentirti arrabbiato. Magari inizi a ricordare esperienze passate (“il mio ex capo mi trattava allo stesso identico modo“), fai particolarmente attenzione a come ti senti furioso e pensi ad immaginari scenari di vendetta o risoluzione (“Dovrei veramente fargliela pagare per come si è comportata…ma chi si crede di essere?“).

La ruminazione rabbiosa ti porta a concentrarti su situazioni che ti fanno sentire arrabbiato e che per te hanno un significato personale.

Per fare un esempio, puoi vedere la ruminazione rabbiosa e i suoi dannosi effetti proprio all’interno dei rapporti conflittuali di coppia fino a farla scoppiare.

Federica racconta così della rabbia che prova ogni volta che non si sente considerata o capita dal suo compagno:

Sembra me lo faccia di proposito…magari stiamo cenando e gli racconto di come è andata la giornata oppure gli comunico qualcosa di preciso, come un invito che abbiamo ricevuto e, lui a distanza di poche ore mi dice che non gli ho detto nulla…come se non gli avessi riferito niente. Io parlo e lui non mi ascolta. Poi sta sempre con quel cellulare in mano, non mi aiuta a preparare la cena quando io, invece, sto facendo 3 cose contemporaneamente. Non sarebbe più semplice chiedermi come può essermi d’aiuto? Perchè non capisce di quello che ho bisogno? Arrivo a casa e la scena si ripete ogni giorno…sono stanca, arrabbiata e delusa“.

Daniele, il marito di Federica, dal canto suo ha la sua versione:

Mi parla così in continuazione ed io ho troppe cose in testa e preoccupazioni che alle volte mi estraneo. Inizio sempre facendo attenzione a quello che dice e poi inizio a pensare alle cose che devo fare domani in ufficio al punto che vado a controllare il promemoria sul cellulare se ho scritto tutto. Sì magari per distrarmi, giro su Facebook per farmi qualche risata del resto non ho un momento di svago tutto il giorno. Non la aiuto a casa? Ogni volta che provo a fare qualcosa non le va mai bene: fai così e fai colì…mica sono a sua disposizione come piace a lei…cos’ preferisco starmene tranquillo e che borbottasse pure! La sento come si lamenta ogni volta che le chiedo qualcosa. Mi rimprovera che sono sempre per i fatti miei“.

Federica non si sente capita da Daniele e Daniele non si sente capito da Federica! E la storia si ripete.

Ciascuno ha le sue buone ragioni e si rinchiude nella sua ruminazione rabbiosa. Il coniuge non è più Daniele o Federica, ma ognuno di loro ha la sua rappresentazione mentale dell’altro che si è costruito attraverso la rabbia.

Sono inevitabili litigi, manifestazioni di rabbia e recriminazioni “sei sempre stato così, hai fatto sempre così, sei come tua madre“.

L’altro diviene prevedibile nel suo comportamento, ci si aspetta che si comporti in un determinato modo che, ovviamente, aumenta la rabbia e la frustrazione.

E si crea un circolo vizioso! Quanto credete possa durare una coppia del genere? La comunicazione non è rivolta alla negoziazione e, se non modificata, si può arrivare all’irrigidimento e alal rottura.

La ruminazione rabbiosa si verifica anche nel caso di altri rapporti intimi come tra amici, tra fratelli, in famiglia, nel lavoroe porta ad una serie di conseguenze negative:

-rende sempre vivi i sentimenti di rabbia anche se sono passati tanti anni

-mantiene vividi ricordi spiacevoli e le emozioni che ne derivano

-diminuisce la capacità di autocontrollo, favorendo comportamenti aggressivi  e impulsivi

-danneggia fortemente le relazioni.

Ora, fermati a pensare… ti è mai capitato di rovinare relazioni personali a causa della ruminazione rabbiosa?

Avresti potuto reagire diversamente?

Condividi l’articolo se ritieni possa essere d’aiuto a qualcuno per non farsi ingabbiare dalla rabbia.

 

ritratto di uomo pensieroso

Perchè è successo? Perchè mi sento così? Perchè mi comporto sempre in questo modo? La ruminazione depressiva

Capita a tutti noi di analizzare le ragioni e le cause di un evento, di un nostro modo di essere ed agire o di riflettere sulla nostra storia personale.

Una buona capacità riflessiva è senza dubbio un’abilità da sviluppare perchè può essere un’occasione di crescita personale: ci fa comprendere aspetti di noi, nostre caratteristiche, ci aiuta a non commettere più gli stessi errori, ci consente di capire meglio perchè ci “sentiamo” in un determinato modo.

Attenzione , però! Il rischio della ruminazione depressiva è dietro l’angolo.

E’ come se la ruminazione depressiva ci cristalizzi nel passato costringendoci a ruminare in continuazione su conflitti relazionali, su fallimenti personali o lavorativi o su lutti. Il focus è sull’analisi dell’evento e sui contenuti negativi evocati, ma non si fanno passi avanti, si rimane immobili.

Non c’è crescita, non c’è evoluzione…la domanda che frulla in testa è “Perchè?“.

Giuseppe è un uomo sulla quarantina che pensa di essere “felicemente” sposato come tante coppie. Ci si vuol bene, ci si lascia intrappolare dalla quotidianità, ci sono ancora progetti in cantiere come quelli di una qualsiasi altra coppia che arriveranno in un futuro non troppo lontano. Alti e bassi nella vita coniugale. Nè particolarmente tristi, nè straordinariamente felici.

Dopo 8 anni di matrimonio, la moglie, insoddisfatta dell’evolversi della vita coniugale, prende la decisione di lasciare Giuseppe e, nonostante, i conflitti matrimoniali erano diventati all’ordine del giorno, questa decisione per Giuseppe ha l’effetto di una tegola che gli crolla in testa.

Anche se in realtà neanche lui fosse contento della vita matrimoniale che stava conducendo, quella decisione della moglie gli sembra una decisione assurda e da qui inizia a torturarsi con una molteplicità di domande dalla mattina alla sera.

Arriva nel mio studio dopo circa 6 mesi dal giorno in cui la moglie era andata via di casa dicendomi che non riesce a superare questa separazione:

Mi sento con l’umore sotto le scarpe. La mattina quando mi sveglio e la sera prima di addormentarmi ho sempre l’immagine di Roberta che mi comunica che vuole la separazione. Lei seduta sul letto che piange e mi dice che non ce la fa più ed io che la guardo come un cane bastonato e le chiedo se è stato così terribile vivere insieme tutti questi anni. E lei che singhiozza ancora di più. Perchè non mi sono reso conto che lei non era felice? Perchè non l’ho capito prima? Ogni tanto capivo che c’era tristezza nei suoi occhi, ma perchè non ho avuto il coraggio di indagare? L’ho amata tanto mia moglie e me la sono lasciato scappare… mi sento solo… sono stato un idiota. Forse se le avessi fatto capire di più quanto l’amavo, se non l’avessi dato per scontata, se fossi stato più presente non mi avrebbe lasciato. E se le avessi dato quel figlio che c’era nei nostri progetti, lei non sarebbe andata via..l’avrei legata a me

Giuseppe si lascia andare alla ruminazione depressiva molte volte al giorno: il suo dialogo interno è sempre rivolto al perchè la moglie lo ha lasciato e si focalizza sui suoi stati interni (mi sento solo, sono stato un idiota) e sui contenuti negativi.

Questa ruminazione è un’attività cognitiva che assorbe la sua mente lasciando poco spazio ad altro. Inoltre:

-mantiene il suo umore depresso perchè è rivolto agli aspetti negativi e tende ad autosvalutarsi

-fugge dall’azione perchè si concentra su come si sente, si isola e non fa nulla per distrarsi

-diminuisce la sua capacità di risolvere il suo conflitto e migliorare le relazioni interpersonali.

Per Giuseppe pensare al suo fallimento matrimoniale più volte al giorno è il suo modo di espiare la “colpa”.

Pensare agli errori commessi e alle responsabilità avute possono essere costruttive nella misura in cui possono essere degli elementi di cui si fa tesoro nella crescita di ognuno di noi. Ma non è lasciandosi andare alla ruminazione depressiva che si possono risolvere i problemi.

E tu, cosa ne pensi di Giuseppe e della sua storia?

Nel prossimo articolo ti parlerò della ruminazione rabbiosa. Alla prossima!

 

coppia di pietre

I 6 segnali di malessere di un matrimonio

Sosteneva Cechov che un matrimonio felice può esistere solo tra un marito sordo ed una moglie cieca.

Ironia a parte, molti studiosi si sono interessati ai fattori che consentono di vivere una convivenza serena e fonte di benessere.

John Gottman ha trascorso più di 16 anni a studiare coppie e matrimoni proprio per individuare ciò che tiene una coppia unita  ed ha individuato i 6 segnali di malessere che inevitabilmente portano al divorzio.

1.Il primo di questi segni che predicono il divorzio è il modo in cui inizia una discussione.

Quando un partner inizia la discussione con un tono aspro e accusatorio e utilizzando disprezzo, la comunicazione è destinata a fallire.
2. Il secondo segnale è ciò che Gottman ha soprannominato “i quattro cavalieri dell’apocalisse”.

Si tratta di 4 tipi di interazioni letati per un matrimonio che appaiono con il seguente ordine: critica, disprezzo,  difesa e ostruzionismo.

La critica va distinta dalla lamentela poichè uno dei partner avrà sempre qualche lamentela nei confronti dell’altro perchè è normale…non siamo perfetti e ci può essere sempre qualcosa da migliorare.

E’ il modo in cui si esprimono queste lamentele che fa la differenza. Infatti, il problema sorge quando le lamentele  si trasformano in critiche.

Una denuncia si concentra su uno specifico comportamento, mentre una critica attacca il carattere della persona.

Un esempio?

“Avresti potuto dirmelo che rientravi a casa più tardi così avrei evitato di stare in ansia perchè non ti vedevo rientrare” è una lamentela.

“Sei sempre il solito egoista e pensi solo a te stesso. Non pensi che io sto qui ad aspettarti?Non cambi mai”…questa è una critica!

La critica è molto comune nei rapporti, e quando viene utilizzato spesso, può portare al secondo cavaliere, ossia il disprezzo che si manifesta con il sarcasmo, il cinismo, gli insulti e l’umorismo ostile.

Il disprezzo è il peggiore dei quattro cavalieri perché comunica disgusto per la persona verso cui è diretto, e di conseguenza, il conflitto si intensifica. Il disprezzo si esprime non solo con le parole ma anche con il tono di voce e con espressioni di collera.

Quando un partner usa il disprezzo, l’altro partner si mette sulla difensiva, che è il terzo cavaliere dell’apocalisse. Mettersi sulla difesiva è una reazione molto comune se si è trattati con disprezzo.

Ma anche questo atteggiamento, proprio perchè presuppone che l’altro sia la causa, inasprisce ulteriormente il conflitto.

A questo punto, il crescente conflitto porta con sè il quarto cavaliere che è l’ostruzionismo (che è più tipico degli uomini).

Chi fa ostruzionismo si comporta come fosse un muro di gomma per cui ignora il partner e non dà reattività. Ciò fa arrabbiare ancora di più il partner che si sente come inesistente.

Ognuno di questi quattro cavalieri possono portare da soli il divorzio, ma in genere si trovano anche in un matrimonio infelice.

3. Il terzo segnale è una negatività incontenibile e prorompente.

La negatività del partner sottoforma di critica, di disprezzo o difensiva è così improvvisa e prorompente ed incontenibile da far restare il partner scioccato e allibito.

4.Il quarto segnale è costituito dai segnali del corpo e dai cambiamenti fisiologici come un aumento della frequenza cardiaca, la secrezione di adrenalina, e un aumento della pressione sanguigna.

Tali cambiamenti fisiologici rendono impossibile continuare il dialogo con il partner in quanto la capacità di elaborare le informazioni è ridotta. Ciò vuol dire che è più difficile prestare attenzione a ciò che il partner sta dicendo.

5.Il quinto segnale è costituito dai tentativi di riparazione del conflitto non riusciti.

In realtà il tentativo di riparazione è l’arma segreta della coppia felice e può essere anche un gesto semplice che aiuti ad uscire dalla spirale delle emozioni negative come una risata, un sorriso o una scusa e tutto ciò che aiuta la coppia ad alleviare la tensione.

Tuttavia, se uno dei partner è totalmente preso da una negatività incontenibile questi tentativi di riparazione saranno infruttuosi, rendendo inutili i tentativi di riparazione.

6.Il sesto segnale è rappresentato dai ricordi della vita di coppia con connotazione negativa del proprio matrimonio.

E’ una negatività forte ed eccessiva che porta ad una percezione distorta della vita vissuta con il partner e che può influenzare  il passato, il presente ed il futuro di una relazione.

Gottman ha inoltre rilevato che, le donne tendono ad evidenziare al partner ciò che le ha infastidito e come si sono sentite per l’atteggiamento del partner. Se l’uomo mostra disprezzo tendono a manifestare problemi psicosomatici come abbassamento delle difese immunitarie, infezioni vescicali, candidosi e disturbi gastrointestinali.

Gli uomini invece tendono all’ostruzionismo per evitare le tempeste emozionali dalle quali si riprendono solo dopo moltissimo tempo.

Una buona intelligenza emotiva diventa la base per poter gestire i conflitti con il proprio partner. In particolare sono 3 le competenze relazionali da cui partire:

-la capacità di calmarsi e di calmare il partner

-l’empatia

-la capacità di ascoltare l’altro.

In particolare, secondo Gottman per risolvere un diverbio può essere utile fa capire al partner che è possibile vedere le cose sotto un altro punto di vista e che entrambi possono essere modi differenti ma validi di vedere la stessa situazione.