Blue Whale Challenge. Tutto quello che nessuno ti dirà sulla sfida del suicidio

50 sono i giorni che ti separano dal suicidio.

Ogni giorno una regola da eseguire. Se rispetti l’ordine impartito, superi la prova e passi di livello.

Autolesionismo, visione di film horror e satanici, ascolto di musica che induce alla depressione, svegliarsi all’alba per eseguire compiti ben precisi impartiti dal un curatore, interazione tramite chat con altre balene (altri giocatori): questi sono solo alcune prove da superare.

Una prova al giorno sino alla 50esima: per vincere la sfida  i partecipanti devono trovare un edificio molto alto e lanciarsi nel vuoto, annunciandolo sui social network con l’immagine di una balena azzurra o con la parola fine.

E non è tutto. Il suicidio è ripreso da altre persone partecipanti alla sfida. Nessuno tenta di fermare la balena blu che si arena nella spiaggia della vita.

La regola sovrana è il silenzio con tutti, specie con la propria famiglia altrimenti piovono minacce di morte sui propri cari o azioni di cyber bullismo che ti annientano.

Se ieri sera hai visto il servizio delle Iene o i video che circolano in rete ti accorgi di quanto sia assurdo questo fenomeno.

La parola hot che tutti stanno cercando in rete è proprio Blue Whale Challenge. Oggi è una delle più cliccate.

I giornali web e le tv diffondono in modo virale questi contenuti. Tutti i genitori sulle proprie pagine social fanno girare la notizia e tutto diventa sempre più inquietante. Come se condividere bastasse a confinare o fermare il fenomeno.

Notizie virali, virali come:

-La moda dei selfi estremi di poveri disgraziati che si abbracciano sospesi su delle gru o mentre fanno acrobazie sui cornicioni di palazzi o sdraiati sulle rotaie poco prima che passi il treno

-la Charliecharlie Challenge che ha portato all’isterismo un bel po’ di ragazzini pensando che avessero evocato chissà quale spirito malvagio (ti assicuro che questo gioco è arrivato anche nelle scuole elementari di Comiso!)

-la Neknominate in cui ti filmi mentre bevi una pinta di una birra tutta d’un fiato , lo pubblici sul web e poi nomini altri 2 mal capitati che avranno 24 ore di tempo per raccogliere la sfida efare altrettanto

– il knockout game in cui ti film mentre sbuchi dal nulla e metti ko un povero disgraziato che si trova nei paraggi

-il gioco del clown assassino: ispirato al pagliaccio assasino IT uscito dalla penna di Stephen King

Questi sono alcune notizie che circolano in rete  e a cui viene dato risalto a secondo il momento, a seconda la viralità della notizia (non del fenomeno!!).

Così la morte del ragazzino di Livorno che recentemente si è suicidato buttandosi da un palazzo è stata ricollegata al Blu Whale Challenge…così giusto per dare un po’ più di sale al fenomeno.

Solo non c’è nulla di oggettivo che può collegare le due cose, ma intanto circolano le notizie.

Notizie legate da loro dal fatto che:

-si tratta di sfide trasformate in giochi

– la necessità e la compulsione di dimostrare a tutti i costi di superare la sfida, anche a costo di fare azioni di cui pentirsi

-gettano nello sconforto i genitori, perchè viene sempre riportato che questi sono “bravi ragazzi normali” in “famiglie normali”

Il fenomeno è complesso e merita davvero una grande attenzione (scriverò altri articoli su queste assurde mode del momento), ma una cosa è certa: BASTA con le pubblicazioni di video dai contenuti espliciti che riguardano morte, violenze, suicidi.

Questo è il primo vero passo verso la diffusione di queste mode mortali.

E tu cosa ne pensi?