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Dell’Isis e delle altre minacce. 8 consigli da tenere in mente sotto emergenza.

Parigi sotto assedio e l’Europa piange indignata ed inerme le sue vittime. Sappiamo già tutti cosa è successo proprio ieri sera a Parigi, abbiamo visto immagini di una città in subbuglio, contato il numero delle vittime ed espresso commenti di rabbia e di solidarietà per una catastrofe che riguarda non solo la Francia, ma riguarda tutti noi perchè potevamo esserci noi al loro posto o i nostri cari.

Non voglio commentare i risvolti politici di questa tragedia umana, ma stamattina mi sono chiesta cosa accadrebbe se un evento del genere sconvolgesse la nostra quotidianità.

Quanto siamo preparati? Cosa faremmo? Da qui nasce il desiderio di scrivere questo articolo per dare informazioni per essere preparati ad una emergenza.

Quando parliamo di emergenza ci riferiamo ad un’ improvvisa difficoltà, una circostanza imprevista e fuori dall’ordinario che impone un intervento tempestivo.

Sotto questa prospettiva, un’emergenza non riguarda soltanto la collettività come nel caso di attentati, terremoti o catastrofi naturali, in cui collassa ed è in crisi il sistema sociale, ma può riguardare anche emergenze individuali in cui ad essere colpito è il singolo come in caso di incidente, aggressioni, violenze e stupri.

Quando si è colpiti da una emergenza l’attenzione è spostata a proteggere fisicamente un individuo, quindi  si presta attenzione alle ferite fisiche tralasciando tutto il resto.

Un evento traumatico, però, porta con sè il rischio di una ferita psichica che nel tempo può essere grave tanto quanto una ferita fisica.

La  sorpresa  di  essere  coinvolti  in  un  evento o  in  una  catastrofe attiva  in una persona le  difese  psicofisiche.  Quando  le  difese  non  riescono  a  far  fronte  alle  richieste  interne  ed esterne l’individuo rischia di soccombere, rischia di riportare seri danni psicofisici a breve o a lunga durata.

Le persone, infatti, coinvolte in un episodio di emergenza, si portano dietro un’esperienza così forte che può far loro manifestare panico, reazioni da disturbo post traumatico, ansia molto intensa, depressione reazioni psicotiche.

Tutto ciò può riguardare non solo le vittime, ma anche i soccorritori soprattutto se si tratta di soccorritori non professionisti che si trovano coinvolti per caso.

Il soccorritore, può avere inizialmente una reazione di stordimento iniziale e di agitazione o, al contrario, di immobilità.

Ovviamente la prima cosa da fare è quella di recuperare l’autocontrollo e poi di seguire questi 8 consigli sul comportamento da avere:

1- Cercare di capire cosa sta provando la vittima entrando in empatia con lei

2-Convalidare il punto di vista della  vittima, ossia non  essere  d’accordo  o  meno,  ma riconoscere il punto di vista dell’altro

3-Essere comprensivo  e  rassicurante  con atteggiamenti quale spiegare,  per  esempio,  che  la  sua  reazione negativa è normale

4-Tranquillizzare la vittima ma non fornire false speranze

5- Evitare di dare  consigli,  sminuire  i sentimenti o minimizzare l’esperienza o, peggio,usare l’umorismo

6-Evitare di essere troppo amichevole e spiegare il proprio ruolo senza assumersi compiti che non si è in grado di sostenere

7-Prestare attenzione a ciò che esprime la vittima, non interromperlo e, magari, riassumere quello che ha capito

8- Cooperare con i soccorritori professionisti e seguire le loro indicazioni.

Se dopo aver prestato soccorso hai degli incubi, inizi a mostrare ansia e non riescia ritornare alla tua “normalità” rivolgiti ad uno psicologo che può aiutarti ad elaborare il trauma ed esprimere le tue emozioni represse.

Condividi con i tuoi amici che possono trovarsi nel ruolo loro malgrado di soccorritori.

 

 

 

 

 

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