Sanremo, Ezio Bosso e le 12 stanze.

Appartengo al gruppo delle persone che non guarda Sanremo, la grande kermesse della musica italiana. Magari se capita di avere la tv accesa, rimango ad ascoltare qualcosa…ma finisce tutto lì non vado oltre.

Neanche quest’anno che Ragusa vede due sue concittadini che gareggiano sul palco, incrocio le dita per loro perchè la loro vittoria non potrebbe solo che farmi piacere. Non vado oltre, niente commenti sui look, sui conduttori, valletti. vallette, farfalline etc etc.

Il mercoledì sera per me non si tocca…c’è yoga…quindi tutto il resto non conta!!! E’ il mio spazio personale di benessere.

Però…stamattina ho visto dei commenti su Facebook sulla partecipazione a Sanremo di un compositore che mi hanno incuriosito e, casualmente, ho scoperto Ezio Bosso.

Una rivelazione! Una ispirazione! Un uomo che oggi ho inserito nella mia personale “raccolta GP”, le Grandi Persone che con il loro modo di essere e di fare contribuiscono ad impartirci grandi lezioni di vita.

Non conosco Ezio Bosso e credo che la maggior parte del pubblico sanremese non sapesse della sua esistenza.

Mi sono messa così alla ricerca di notizie su questo compositore e scopro che è anche uno dei più grandi direttori d’orchestra a livello internazionale (ok…lo ammetto… sono ignorante in materia!!).

Torinese di nascita, ha studiato Composizione e Direzione d’Orchestra all’Accademia di Vienna arrivando a dirigere alcune delle più importanti orchestre internazionali come la London Symphony Orchestra, The London Strings, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino e l’Orchestra dell’Accademia della Scala.

Ha composto musica classica, colonne sonore per il cinema (per “Io non ho paura” di Salvatores, per “Rosso come il cielo” di Bortone), per il teatro e la danza.

E’ l’unico compositore classico italiano ad aver ricevuto l’Italian Music Award.

Ma non è stato il suo curriculum a incantarmi, piuttosto la sua storia personale.

Dal 2011 è affetto da una malattia neurodegenerativa progressiva a cui si è aggiunto anche un tumore al cervello. E che lo costringe su una sedia a rotelle, oltre ai problemi neurologici che tutti hanno visto a Sanremo. Ma, nonostante questo, non ha mai smesso di comporre musica.

Brillante, ironico, speciale nel suo modo di presentarsi, capisci subito che è una persona speciale.

Rimango incantata dalle sue parole.

Si definisce come “un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono. A un certo punto avevo perso tutto, il linguaggio, la musica: la ricordavo, ma non la capivo. Suonavo e piangevo, per mesi non sono riuscito a far nulla. La musica non faceva parte della mia vita, era lontana, non riuscivo ad afferrarla. Ho scoperto così che potevo farne a meno. E non è stato brutto. È stato diverso, è stata un’altra esperienza. Ho imparato che la musica è parte di me, ma non è me. Al massimo, io sono al servizio della musica”.

Cosa succede se all’apice della tua carriera, una malattia ti sconvolge la tua vita?

Sarebbe devastante ridare un significato a tutto quello fatto sino ad allora. Di grande impatto, trovare un nuovo modo di stare nel mondo. Ti stravolge il corpo e la mente.

Eppure Ezio è riuscito, con la mia più grande ammirazione, a piegarsi alla sofferenza di questa malattia e, contemporaneamente a sollevare su il capo per rinascere a nuova Grande Persona.

Parafrasandolo, i direttori d’orchestra fanno le magie…del resto hanno la bacchetta magica. E lui è riuscito, con la sua bacchetta magica, a fare cose incredibili e non arrendersi mai.

Ha pensato anche di farla finita, ha accettato il dolore degli altri che lo vedevano cambiare e che si rapportavano a lui in maniera diversa.

Una bella metafora quella della teoria delle 12 stanze (da cui prende il nome il suo ultimo album da solista). Sostiene che la nostra vita è rappresentata da 12 stanze, la prima non ce la ricordiamo perchè è quella nella quale veniamo al mondo. Le altre stanze le inventiamo noi, siamo noi a dare loro un significato, un colore o un carattere.

Una stanza buia o piccola o che ci preclude le possibilità.

Le stanze possono essere quelle della gioia, quelle del dolore, della memoria o abbandonate.

La stanza dei giochi, la stanza della musica, la stanza dei sogni. La stanza della luce o la stanza buia.

Stanze che fanno paura. Altre in cui rifugiarsi e altre in cui rinchiudersi.

Ognuno costruisce le sue stanze. Ogni stanza ha un suo suono, un suo odore, un suo tatto e una luce che influisce su di noi e condiziona la nostra memoria.

Nelle 12 stanze lasceremo qualcosa di noi, che ci ricorderanno.

Dodici sono le stanze che ricorderemo quando passeremo l’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. E quindi si può tornare alla prima e ricominciare.

Esattamente come ha fatto Ezio, una nuova rinascita in una nuova stanza da cui ripartire.

Per ognuna di esse che percorreremo, apriremo una porta che ci porterà dentro ad un altra stanza o fuori.

Perché le stanze si percorrono, da esse si entra e si esce.

Le stanze sono vuote o piene e siamo noi a deciderlo

Ma soprattutto le stanze cambiano dopo ogni secondo che passa, le cambia la luce, le persone che ci passano, che le vivono. Assorbono la nostra energia e mutano con quella che lasciamo.

E tu ti sei mai chiesto come sono le tue stanze? C’è un stanza in cui ti senti al riparo? Un’altra in cui hai rinchiuso tutte le tue paure?

Abbi il coraggio di uscire da quelle stanze che ti fanno star male e chiudi la porta per entrare in una nuova stanza fatta di una nuova luce, di nuove speranze e nuove colori…i colori del cambiamento. E se non credi alle parole di uno psicologo..credi a Ezio!